Nei fatti specifici che riguardano Lombardo e Cuffaro non voglio entrare perché le sentenze non si commentano. Posso parlare del sistema affaristico regionale e uno dei primi casi fu lo scandalo dei termovalorizzatori dove c’era una turbativa di gara affermata e chiara. E’ un sistema complessivo. La questione che noi ci dobbiamo porre é questa: quando scopriamo che spendiamo per i farmaci molto di piu’ di altre regioni, e’ soltanto un problema amministrativo, o un problema di malaffare, di corruzione? Ritengo che la Regione siciliana sia strutturata con all’interno una serie di interessi. Il problema principale che stiamo cercando di risolvere e’ proprio quello di scardinare questo coacervo di interessi. All’inizio ho trovato una cinquantina di imprese che avevano informative atipiche che lavoravano regolarmente con la Regione e che ora ho abolito”.

Cosi’ il Governatore Rosario Crocetta in un’intervista al quotidiano “la Sicilia”, dopo la condanna dell’ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. Cosa sono le informative atipiche? “Quando con certezza – risponde – non si può affermare che un’impresa e’ vicina alle cosche perché non c’e’ stata una condanna penale, pero’ da informazioni ricevute dalle forze dell’ordine c’e’ il sospetto di collusioni per parentele o per altro, allora si lascia libera l’amministrazione di decidere come vuole. Io a Gela quelle imprese le escludevo dalle gare, qui alla Regione le ammettevano fino a quando non sono arrivato io. Si sono articolati una serie di interessi all’interno della burocrazia e penso che bisogna arrivare presto ad una legge sugli appalti, pero’ al di la’ delle leggi, la questione principale e’ il controllo. Era sopportabile che ad esempio all’assessorato territorio e Ambiente ci fossero migliaia di pratiche che non si sbloccavano da anni? E perché non si sbloccavano? Era un problema di lentezza burocratica o c’era altro? Quando alla Formazione troviamo un sistema degenerato: questo riguarda la politica, o i rapporti affaristici, oppure ancora c’e’ dentro una parte di mafia? A guardarci bene c’e’ da mettersi le mani ai capelli. Quando scopriamo che terreni di proprietà dell’Esa, cioé della Regione, sono finiti in mano a famiglie che hanno parentele mafiose, ti chiedi: ma cosa c’e’ dietro?”

In Sicilia Cosa nostra – aggiunge Crocetta – ha avuto prima di altre organizzazioni criminali la trasformazione in mafia dei colletti bianchi. Quello che la ‘ndrangheta calabrese sta facendo da qualche anno, cioè operare al Nord, fare affari, Cosa Nostra lo fa da sempre. Non e’ mai stata un fenomeno criminale puro, ma un fenomeno che si e’ sempre connesso con i grandi affari. Ai tempi di Cuffaro la Regione ha permesso che nel sistema della sanità ci fosse la mano della mafia, guarda l’esempio di Villa Santa Teresa di cui era socio Provenzano. Noi stiamo facendo a tappeto tutte le informative antimafia in merito alle convenzioni che abbiamo con la sanità privata. Ti faccio presente che nel 2009 sono state stipulate 1600 convenzioni: di queste 1600 quante informative antimafia vengono controllate? Forse nessuna”.

Alla domanda se ha paura, Crocetta risponde: “Non ho paura perché ormai ci sono abituato. Ho paura semmai del ‘mascariamento’, dei tentativi di delegittimazione fin dal momento in cui mi sono insediato, come se in Sicilia non potesse mai esserci un presidente di contrasto alle pressioni mafiose. Delegittimazioni che sono arrivate anche dai giornali del Nord”.

“L’opera di rinnovamento – aggiunge – e’ lenta. La pratica del pizzo e’ stata costante nelle pubbliche amministrazioni, alla Regione, nei Comuni. Ti dicono che e’ normale corruzione, pero’ se vai a vedere dentro trovi qualche altra cosa. Prendi l’eolico. Li’ non c’e’ solo corruzione e pizzo, ti accorgi che a gestire gli affari sono le imprese mafiose. Nel Sud, quindi anche in Sicilia, il legame e’ totale tra sistema corruttivo e sistema mafioso. La mafia non permette che gli affari non vengano fatti dalla mafia. Danno la bustarella, di solito c’e’ il funzionario che la prende: e se non la prende usano un altro linguaggio. Gli intrecci sono tanti, c’e’ anche la massoneria deviata, le massonerie finanziarie, c’e’ tutto un linguaggio”.

“C’e’ un attacco continuo alla Regione – prosegue Crocetta – quasi per impedirne lo sviluppo. La Sicilia svolge attualmente un grande ruolo: finanzia il Nord. Le famiglie siciliane risparmiano nonostante le condizioni economiche, portano i soldi in banca e le banche portano questi soldi al Nord senza mai prestarlo ai siciliani. Anche il ricavato delle estorsioni, del traffico di droga finisce al Nord. I soldi vengono riciclati nelle aree piu’ tranquille e prospere del Paese. Il fenomeno e’ diventato globale. Pero’ ti debbo dire che, mentre noi queste cose ce le autodenunciamo e non le copriamo, invece da altre parti continuano a dire che la mafia e’ solo un fenomeno siciliano e loro continuano a fare gli affari piu’ sporchi. Pensa alla vicenda della Spagna dove si apre una catena di ristoranti con l’insegna della mafia. In Sicilia non avverrebbe mai una cosa del genere, ci sarebbe una sollevazione popolare. Noi non abbiamo complessi, negli ultimi tempi abbiamo dei crediti. La vicenda di Cutro’, l’imprenditore agrigentino che ha denunciato il pizzo e che vuole andare via, mi ha angustiato. Ho parlato con il presidente dell’Ars perche’ e’ ferma da piu’ di un anno la legge che viene incontro agli imprenditori che denunciano il pizzo. Dobbiamo fare delle cose per evitare che la gente sia costretta ad andare via. La cosa piu’ logica sarebbe quella di riservare quote di appalti a chi denuncia. Qualcuno critica che ci sono i professionisti dell’antimafia, ma noi dobbiamo attuare iniziative di sostegno, altrimenti non riusciamo ad essere veramente efficaci. Pero’ dobbiamo cominciare a dire con coraggio che mentre noi denunciamo i fenomeni mafiosi, oggi i grandi affari la mafia li fa al Nord, e non trova resistenza dove va, anzi trovano comitati di accoglienza pronti a riciclare quel denaro rubato spesso alle popolazioni meridionali. Nessuno controlla i flussi che arrivano in entrata, nemmeno in Inghilterra o in Svizzera. E’ un fenomeno complesso che non e’ solo siciliano e che bisogna inquadrare a livello internazionale. Noi dobbiamo far capire che la lotta alla mafia la stiamo facendo e che non e’ corretto dire che la mafia e’ solo in Sicilia. Alla fine puo’ anche capitare che la mafia in Sicilia non c’e’ più”.