Il governatore Crocetta vola in Tunisia e subito prima di partire, dall’aeroporto di Palermo, azzera la giunta, e monta subito la rabbia dell’opposizione che si unisce in un coro unanime contro di lui. La presa di posizione del presidente della Regione potrebbe compattare un fronte politico variegato, unito, per il momento, dal giudizio negativo sul suo operato e dalla volontà di “mandarlo casa”.

Siginificative, in questo senso, le dichiarazioni dell’ex deputata regionale Giusi Savarino, presidente di Amunì Sicilia, che lancia un appello alle forze di opposizione dentro e fuori Palazzo dei Normanni, invitando uno per uno, facendo nomi e cognomi, i personaggi che in questi ultimi mesi hanno duramente contestato il governatore a fare fronte comune per “mandare a casa” Crocetta. “È mai possibile che non ci si riesca a mettere tutti insieme per il bene della Sicilia? È mai possibile che almeno su questo non si possa trovare un filo che unisca Fabrizio Ferrandelli, Saverio Romano, Claudio Fava, Nello Musumeci, Giancarlo Cancelleri, Angelo Attaguile, Fabio Granata, Marco Falcone, Vincenzo Gibiino, Pietrangelo Buttafuoco e potrei continuare all’infinito? Perché non mettere insieme le forze per fare capire a tutta Italia che grave stato di crisi economica e disagio morale vive la Sicilia? Poi le riprenderemo le nostre bandiere e voteremo chi riterremo più adeguato, ma adesso mandiamolo a casa, proviamo a ridare ossigeno ad una Sicilia che, sono certa, ‘domani diventerà bellissima!'”.

Si rivolge invece, provocatoriamente, al Pd Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “Il Pd scelga la strada del bene comune e abbia un sussulto di coraggio staccando la spina ed evitando di peggiorare una situazione già drammatica”. Una situazione che sesecondo Falcone è figlia di “un accanimento politico che mette ancora più a rischio il futuro della nostra Sicilia. A quanto pare il presidente della Regione e il Partito democratico si stanno incartando in una crisi sempre più complicata e distruttiva, a causa dell’irrigidimento di posizioni contrapposte e lontane anni luce dal buon senso: Crocetta da un lato, le fameliche richieste dei partiti (Pd, Udc e altri alleati e gruppi di transfughi) dall’altro. Una guerra devastante, i cui maldestri protagonisti sembrano quasi ignorare la Sicilia reale, quella descritta dal desolante rapporto SVIMEZ, nel quale gli indicatori economici sono totalmente negativi”.

Nello Musumeci, contendente  sconfitto da Crocetta nella corsa alla presidenza della Regione, paragona il governatore  a “l’angileddi di sant’Aita (Sant’Agta, santa patrona di Catania, ndr)”, ride per non piangere – dice il fondatore del movimento Diventerà bellissima. – Si sforza di ostentare calma e serenità, ma con le spalle al muro, ostaggio del suo stesso partito e di quattro ben noti personaggi siciliani che lo tengono in piedi per meschini interessi. E mentre loro consumano il tempo nella guerriglia interna, lui se ne va. Vola in Tunisia lasciando la piazza ai forestali che tornano a gridare la loro rabbia contro un governo che non c’è”.