E’ scontro fra Palazzo d’Orleans e Palazzo Chigi. Ieri Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione del Governo, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico (e uomo di punta del premier), aveva criticato Anas e Regione per non aver utilizzato i fondi per la messa in sicurezza dell’autostrada A19 dove si è verificato il crollo del pilone, oggi ad attaccare è Rosario Crocetta.

“Inoltrerò formale protesta al premier Renzi per le dichiarazioni fatte da un esperto: prima di parlare è opportuno riflettere e magari studiare le vicende”, ha detto il governatore che già ieri aveva parlato di “scaricabarile”.

Il mio governo non c’entra un fico secco col cedimento del pilone – tuona Crocetta – invece di fare chiacchiere e di togliere soldi alle Regioni, Roma ci dia i fondi”.

Il presidente della Regione ricostruisce la situazione spiegano che per il problema del dissesto idrogeologico “i primi fondi li abbiamo ricevuti alla fine dell’anno scorso, una settantina di milioni quando ci vorrebbero almeno 2 miliardi. Ma questo non preoccupa qualche solone di Roma”.

Crocetta difende l’Isola da “questi attacchi, diventati intollerabili e inaccettabili”. Ma il presidente della Regione non ci sta a passare per la causa di tutti i mali.

“Il pilone non cede per problemi alla struttura o uso di cemento depotenziato – tuona il governatore – ma per una massa di 4 milioni di metri cubi di terra staccatasi dalla montagna e precipitata fino all’autostrada. Naturalmente è colpa della Regione, anzi del mio governo, c’è un qualunquismo sistematico che caratterizza ormai qualsiasi cosa, dalla vicenda del bilancio regionale a quella sui problemi strutturali”.

Crocetta ricorda anche che “persino che l’Ue vieta di intervenire sulle autostrade con i fondi strutturali, scelta avallata dal governo nazionale, lasciando anche l’Anas all’asciutto per cui non si capisce con quali fondi fare gli interventi. Ribadisco -dice il presidente della Regione – che l’Anas è un ente nazionale, mentre gli altri chiacchierano io nel pomeriggio sarò a Roma per incontrare il presidente Pietro Ciucci per programmare gli interventi da fare perché non si può lasciare la Sicilia spezzata in due”.

Ieri, però, l’Anas ha ricordato che non ha alcuna competenza sul versante franato, che peraltro era assai distante dalla sede autostradale, che non ha mai ricevuto né direttive né fondi per la risoluzione del dissesto. 

Il presidente conclude con una stilettata delle sue: “Mi chiedo se anziché l’Anas ci fosse stato di mezzo il Consorzio autostrade siciliane (Cas) Roma che avrebbe fatto? Mandava i caschi blu dell’Onu?”.