Un occhio elettronico sulla zona interessata dalla frana che ha causato il cedimento del pilone del viadotto Himera sull’Autostrada Palermo-Catania. Gli studiosi dell’Università Kore di Enna stanno sorvolando l’area con una telecamera termica che permette di capire se il fango scivolato a valle verso i piloni autostradali è ancora in movimento oppure ha arrestato la sua corsa.

“Il rilievo termico – spiega Giovanni Tesoriere, preside Facoltà Ingegneria e architettura di Enna e docente di ‘Strade, ferrovie e aeroporti’ – servirà a rilevare le diverse temperature del suolo. Siccome la zona smossa dalla frana ha una conducibilità termica diversa da quella del terreno si evidenzia facilmente dove è avvenuto il movimento e quindi è possibile con grande precisione individuare il limite del percorso della frana. Sarà possibile capire quanto è estesa esattamente la frana, cosa che in questo momento si può fare solo dall’alto”.

“Difficilmente possiamo immaginare che il fenomeno franoso si sia esaurito – ha aggiunto Tesoriere – che secondo me è ancora in atto perché il fronte è veramente molto ampio. Evidentemente siamo arrivati alla fase finale perché la frana ha raggiunto l’alveo del fiume e sta diminuendo la sua forza, ma ancora si muoverà”.

Le cause della frana sono riconducibili all’uomo o c’è un problema di qualità del terreno in quella zona?

“C’è una tesi di laurea realizzata nel 2009 in cui il tema era la frana. Che la frana ci fosse era noto e oggetto di studi e ricerche universitarie e che quell’area è interessata da eventi franosi lo si sapeva già dalla realizzazione dell’opera. Erano state previste fondazioni speciali per proteggere le pile, addirittura in quel punto, durante la costruzione avvenne una frana, 20 metri più avanti che deviò il letto del fiume”.

“Oggi si sta puntando tutto sulla speranza di potere riaprire al transito la carreggiata – ha continuato il preside – che in questo momento non ha avuto vistosi danni, parlano di demolizione delle quattro cascate. Io ritengo che questo intervento potrà essere fatto, ma i tempi di realizzazione sono incompatibili con l’esigenza del territorio. La demolizione va fatta almeno in tre mesi nelle migliori delle ipotesi, dopodiché sarà necessaria una serie di opere ‘di difesa’ delle pile che sono rimaste dovrà essere fatte, non c’è ancora certezza che le pile non abbiano subito danni. E’ tutto da verificare e passeranno almeno sei mesi, con tempi ‘europei’ e non ‘italiani’.

“Noi non abbiamo sei mesi di tempo: da cittadino e da studioso di strade quello che è veramente vergognoso è che esistano in Sicilia strade ancora denominate e classificate come ‘Statali’ che siano nelle condizioni di percorribilità che oggi ci troviamo a percorrere. Mi riferisco alla 643: è una strada statale, dell’Anas, che è assolutamente aperta al traffico contro legge perché ha cedimenti talmente vistosi da renderla non a norma. Mi piacerebbe sapere quando è stato fatto l’ultimo intervento di manutenzione su quella viabilità: c’è un tratto dove non c’è più neanche la pavimentazione. La verità è che c’è un sistema viario siciliano che è stato ad tempo abbandonato”.

Percorsi alternativi 

Oggi sul viadotto Himera arriverà il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio che accompagnato dall’assessore Giovanni Pizzo e dai tecnici dell’Anas prenderà piena contezza di quanto accaduto venerdì scorso. Intanto, proprio ieri si è appreso che il danno, seppur consistente, sembra inferiore rispetto a quanto si era temuto subito dopo la chiusura dell’A19.

L’Anas ha fatto saper che per il ripristino della viabilità occorreranno circa 30 milioni di euro e il presidente Pietro Ciucci, che proprio ieri ha fatto sapere che a maggio rimetterà l’incarico, si è dichiarato disponibile a reperire le risorse necessarie nell’ambito del contratto di programma 2015, d’intesa con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.