Uscirà il 10 dicembre il libro che ripercorre la storia giudiziaria Totò Cuffaro. L’ex governatore siciliano sarà scarcerato due giorni dopo, il 12 dicembre, dopo quasi cinque anni di carcere per scontare una condanna per favoreggiamento.

Il libro, scritto dal giornalista romano Simone Nastasi, si intitola “Cuffaro tutta un’altra storia” ed è edito dalla casa editrice Bonfirraro.

In anteprima il presidente della Commissione Antimafia della Regione Siciliana, Nello Musumeci, commenta alcuni brani del saggio. “Non tocca a me entrare a gamba tesa in una vicenda processuale complessa – dice Musumeci – che è giunta anche all’epilogo della esecuzione della pena. Il dovere di chi è impegnato in politica è affermare il valore della legalità sempre e comunque, lontano da ogni zona grigia”.

Secondo l’autore del libro, nonostante il processo si sia concluso con una sentenza definitiva in Cassazione, molti potrebbero essere ancora gli interrogativi che affiorerebbero dalla lettura degli atti dibattimentali che hanno riguardato “il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga». Il 22 gennaio del 2011 i giudici lo condanneranno a sette anni per rivelazione di segreto istruttorio con l’aggravante di favoreggiamento mafioso. «Un’accusa – scrive Nastasi – che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

Musumeci e Totò Cuffaro si conoscono politicamente da sempre: quasi coetanei, due diversi schieramenti, il primo comincia la sua carriera nelle file della “Giovane Italia”, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, mentre il secondo aderisce subito alla Democrazia Cristiana.

Le elezioni regionali del 2006, durante le quali i due, entrambi candidati alla presidenza insieme a Rita Borsellino dell’ala di centro- sinistra, si sono rivaleggiati (le vinse, manco a dirlo, Cuffaro, con oltre un milione di voti), sono soltanto uno dei molti bracci di ferro politici che li hanno contrapposti faccia a faccia. Ma proprio in quella occasione venne fuori – come ha scritto allora il quotidiano La Sicilia – il richiamo di Musumeci sulla “inopportunità politica di candidare Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato alla mafia”.

Gli spieghiamo che il libro muove dalla lettura di molti atti, da cui via via l’autore fa emergere alcuni interrogativi. E Musumeci non si sottrae alle nostre domande:

Nel libro Nastasi scrive che “Nei 30 anni della sua carriera Totò Cuffaro è stato semplicemente una macchina da voti: nel 1999 […] le preferenze ottenute furono quasi 90 mila; due anni dopo nel 2001, quando si candidò per la prima volta alla presidenza della Regione siciliana […] i voti che ottenne furono addirittura un milione e seicentomila. Nel 2006, la quota del milione venne di nuovo superata […]”. C’era anche lei candidato alla presidenza della Regione nel 2006, insieme a Totò Cuffaro e a Rita Borsellino. Cosa successe dopo quella sconfitta?

“Anche io sono stato candidato alle elezioni europee e di voti ne presi 116 mila. Ho governato con impegno, senza conoscere un solo atto sequestrato. Alle elezioni regionali del 2006 non potevo sostenere Cuffaro. Era indagato per fatti di mafia e il presidente di una Regione come la Sicilia non può permetterselo. Ne parlai personalmente con lo stesso in più occasioni, senza nascondermi dietro un dito. Gli ricordai l’esempio di Ciccio Musotto: da indagato decise di “saltare un giro” e dimettersi. Quel gesto fu importante anche per l’assoluzione. Penso abbia sbagliato Cuffaro a riproporsi nel 2006. Chissà, forse oggi la pensa così anche lui”.

In riferimento alla condizione di carcerato, Nastasi mette in evidenza che“oggi Cuffaro è detenuto in carcere con l’accusa di avere favorito la mafia. Vive la sua condizione di recluso insieme agli altri detenuti. La condivide con loro. E vuole sentirsi uno di loro. Ha imparato a conoscerli da vicino, apprezzando le doti di ognuno. Soprattutto le doti umane, perché il carcere è prima di tutto un luogo di profonda umanità”. Cosa può dirci in merito?

“Tutti dovrebbero riconoscergli grandissima dignità – sostiene Musumeci – e uno spirito di cristiana accettazione della pena, comune a pochissimi. In questi anni Cuffaro ha dimostrato di accettare il peso della sentenza ed è riuscito a rigenerarsi in questa sua difficilissima esperienza. Dargliene atto è un gesto che dovrebbero compiere tutti. Anche i giudici che lo hanno condannato”.