Dal primo gennaio 2016 il 70% dei comuni siciliani rischiano di non poter pagare più i servizi, Siamo all’alba di una vera e propria ‘apocalisse sociale’ con il probabile blocco totale dei servizi offerti ai cittadini.

A confermare, con toni più tecnici ma non meno devastanti, l’allarme è il vice presidente dell’Anci Sicilia Paolo Amenta sollecitato sull’argomento da BlogSicilia a margine dell’incontro ‘Le autonomie locali e il nuovo sistema di contabilità fra passato e futuro’ organizzato nell’ambitod ella giornate dell’Economia

“Ad oggi su 390 comuni siciliani 272 non hanno approvato i bilanci di previsione – dice Amenta a Blogsicilia – nonostante nel 2015 la proroga dei termini da parte del Ministero dell’interno sia stata concessa solo ed esclusivamente ai comuni siciliani. in base a questa proroga andavano fatti entro il 30 settembre ma nulla è stato fatto, o quasi perché i comuni non sono in grado di chiuderli. Oggi è anacronistico parlare di bilancio di previsione quando siamo ormai a dicembre”.

“Si tratta di un problema che avevamo previsto e anticipato già nel mese di marzo di quest’anno chiedendo con forza di non applicare la nuova contabilità non per scappare, come amministratori, alle nostre responsabilità. Avevo spiegato che la fragilità del sistema economico e finanziario siciliano non era ancora pronto a recepire questa norma. eravamo riusciti ad avere l’autorizzazione e il governo regionale a luglio ha recepito la nomazionale”.

“Il nuovo sistema di contabilità crea una carenza di liquidità grave e, unito ai tagli ai trasferimenti statali e regionali, mette in condizione i comuni di non poter approvare i bilanci”.

La conseguenza diretta per i cittadini, oltre a tutte le conseguenze per le amministrazioni, è legata ai servizi erogati “Questo è un altro tema – continua Amenta – perché questo bloccare liquidità ulteriore all’interno del bilancio determinerà la non copertura dei servizi che unito all’utilizzo eccessivo delle scoperture di tesoreria che sta producendo interessi passivi nel sistema dei comuni sta determinando realmente una crisi di liquidità che nel 2016 si concretizzerà nel blocco assoluto dei comuni”.

Amenta ci spiega anche il perché “attualmente, a causa della crisi e della disoccupazione, circa il 50% dei siciliani non paga le tasse locali. in parte perché non ha un lavoro, in parte perché non può pagare neanche la tassazione indiretta. Questo toglie risorse ai comuni che parallelamente per legge devono, adesso, creare un fondi nel quale mettere almeno il 36% dei residui di dubbia esigibilità. Questo significa che se un Comune non riesce a incassare un milione di euro di tasse per colpa della crisi, non solo si troverà ad avere difficoltà di incasso in meno ma dovrà anche accantonare 360 mila euro nel bilancio senza poter impiegare quelle somme. Parallelamente c’è da spalmare in trent’anni i residui attivi e passivi cioè le somme che un comune ha in bilancio e dovrebbe incassare ma non può più ottenere dai suoi creditori e che adesso deve cancellare dai bilanci pagandole con un mutuo trentennale”.

Queste due operazioni, parallelamente, sottraggono liquidità ai comuni e congelano quella esistente nei fondi di garanzia dunque i comuni non possono fare i bilanci o, spesso, non possono spendere neanche i soldi che hanno. Va aggiunta la stringente normativa sui debiti fuori bilancio che non si potranno più contrarre se non in specifici casi.

L’a’arme è servito e l’apocalisse finanziaria per i comuni è dietro l’angolo “Dobbiamo sederci intorno ad un tavolo comuni, Stato e Regione – conclude Amenta – per individuare almeno la qualità ed il livello dei servizi minimi da garantire ai cittadini e dunque i livelli di spesa inderogabili spalmando nel tempo tutti gli altri ripiani. Se così non sarà incideremo direttamente sulla vita dei cittadini che subiranno le conseguenze le inefficienze e le incapacità di capire la legge e legarla al momento”