Valerio Molinari è un imprenditore di Ravenna che aveva deciso di investire in Sicilia. C’è anche riuscito, ma la sua esperienza nell’Isola, durata un anno, si è adesso conclusa “con le valige in mano e tanta amarezza”.
La storia di Molinari e del suo Mono Beach Club sulla spiaggia Maganuco a Modica inizia nel luglio 2011, con l’inaugurazione di uno splendido chalet sul mare con ristorantino e bar e della spiaggia attrezzata. I lavori di adeguamento e ammodernamento della struttura, in disuso da tempo e di proprietà di un’associazione sportiva – vengono sostenuti interamente dall’imprenditore che riesce a diventarne affittuario.

Il costo è di oltre 200mila euro. Il Mono Beach Club diventa locale di riferimento della costa iblea capace di attirare numerosi clienti, moltissimi stranieri. Eventi culturali, intrattenimento musicale, eccellenze gastronomiche: insomma un’isola felice dove godere di momenti di relax e divertimento. Il successo prosegue anche nella stagione invernale con un fitto calendario di appuntamenti. Nella primavera del 2012 la struttura si amplia ancora sulla spiaggia dopo le relative autorizzazioni rilasciate dal Demanio marittimo. Il 17 luglio 2012 tre cittadini presentano un esposto per disturbo della quiete pubblica e il 24 agosto la Questura di Ragusa revoca le licenze al Mono Beach Club. Lo chalet chiude. Ventidue persone perdono il posto di lavoro.

Qualche settimana fa Molinari, per smentire dicerie, accuse ed ipotesi sulla serrata al locale, invia alla testata giornalistica RagusaNews un comunicato nel quale parla di “oggettiva impossibilità a lavorare”. La Questura di Ragusa risponde con una nota sulle “diverse infrazioni” del Mono Beach Club nella quali si parla di “emissione sonora, oltre i limiti massimi consentiti, grazie all’accertamento strumentale fonometrico dell’Arpa effettuato all’interno di alcune abitazioni regolarmente occupate da residenti o villeggianti”. E poi: “La mancata voltura o il mancato rilascio di alcune licenze amministrative o di polizia, in favore della società facente capo a Valerio Molinari (l’autorizzazione per lo stabilimento balneare, l’autorizzazione di pubblico esercizio per la somministrazione di cibi e bevande anche alcoliche, e di ristorante, di attività di trattenimento e svago non danzanti, e dell’autorizzazione di polizia per piano bar)”.

Nella fattispecie, le autorizzazioni in questione erano state rilasciate al titolare della struttura e non a Molinari.
Contattiamo telefonicamente l’imprenditore. Ci parla immediatamente di “strumentalizzazione” della vicenda e il riferimento è anche alla lettera di solidarietà inviatagli dal sindaco di Modica, Antonello Buscema. “Le licenze – spiega ancora – erano state richieste a nome del proprietario della struttura, come è giusto che sia. Ho seguito tutti gli iter di legge. Non capisco come sia potuto accadere”.

Valerio Molinari, che a Modica possiede un albergo la cui attività continua, aggiunge con tono perentorio: “Non metterò più piede sul litorale ibleo, né tantomeno su Maganuco”. E precisa: “Nessuno è mai venuto a bussare alla mia porta dicendomi di abbassare il volume della musica. Di solito, in caso di infrazioni, la licenza viene sospesa. La mia è stata revocata. C’è un procedimento in corso e mi rimetto alla legge ma la vicenda che mi vede protagonista è sconvolgente”.

L’imprenditore ravennate, che si occupa di manutenzione stradale a autostradale, racconta del suo approccio alla terra di Sicilia: “In realtà – chiarisce – il mio lavoro è un altro. Mi occupo di manutenzioni stradali e autostradali, lavoro in nove regioni italiane, ho trascorso molti anni all’estero. Prima di aprire il Mono Beach ho girato molto la Sicilia e la provincia di Ragusa, perché volevo calarmi nelle problematiche del territorio. Evidentemente il mio locale ha dato fastidio. A chi? “Forse a tutti quelli che non hanno capito perché io, pur venendo da lontano, c’ero riuscito”. Molinari naturalmente si è opposto per vie legali alle accuse che gli vengono contestate.
E bolla come negativa e senza mezzi termini, la sua esperienza siciliana. Con un “rammarico maggiore – precisa – proprio perché sono di origine meridionale, figlio di gente che ha dovuto lasciare una Terra che a quei tempi non offriva opportunità”.

Cosa consiglierebbe domani ad un suo amico che le dicessi di voler fare impresa in Sicilia? La risposta arriva senza esitazioni. “Gli farei i miei auguri e gli direi di leggere il libro Cento Sicilie di Bufalino e Zago e di mettere in valigia un paio di maschere, perché la Sicilia è come il palcoscenico di un teatro”.
Una Terra senza dubbio di contraddizioni, ma le parole di Molinari non possono non indurre a riflettere. L’imprenditore puntualizza ancora in merito alla propria onestà e trasparenza e la fatto che in Sicilia “spesso le cose hanno risvolti paradossali”, che le cose non sempre vanno per come dovrebbero, e che tutto è più complicato. “La Sicilia – conclude – ha l’oro ai suoi piedi ma ricoperto di polvere”.