Da sempre ha la passione per il disegno, che l’ha portato a studiare all’Istituto d’Arte. A 20 anni ha deciso che i suoi disegni erano pronti per essere dipinti sulla pelle della gente e ha cominciato a lavorare da “Notorious Tattoo Studio” di Catania.

Oggi, a 25 anni, Marco Sciuto è uno dei tatuatori più conosciuti di Catania, molto apprezzato per il suo stile tradizionale. E ancora è solo l’inizio di un percorso che sarà sicuramente ricco di soddisfazioni e grandi opportunità.

Quando hai capito che la strada che dovevi prendere era quella di fare tatuaggi? Qual è stato il segno o il momento decisivo che ti ha convinto ad iniziare?

“E’ un mondo che mi ha sempre affascinato per la sua totale libertà di espressione. Fortuna vuole che uno dei miei più grandi talenti sia quello del disegno. Una volta completati gli studi ho pensato che tentare questa strada non mi avrebbe potuto danneggiare, ma che al contrario avrebbe, nelle peggiore delle ipotesi, potuto arricchire il mio bagaglio personale e artistico e permesso di vivere una vita indipendente e piena di soddisfazioni. E così è stato. Devo moltissimo la mia crescita personale a questo lavoro che impone tanta disciplina, precisione e totale dedizione”.

C’è un tatuatore che reputi il migliore e a cui all’inizio ti sei ispirato?

“Assolutamente sì. Chiaramente man mano che cresci affini il tuo gusto personale e la tecnica e approfondisci la ricerca. Di conseguenza le preferenze spesso cambiano. Alcuni dei tanti nomi di artisti a cui credo non smetterò mai di ispirarmi sono Chad Koeplinger, Rudy Fritsch, Luca Mamone. Tutti e tre, a mio modesto parere, riescono a creare il perfetto equilibrio tra stile ed elementi classici e tratto grafico in un modo assolutamente innovativo e personale”.

Nella scelta del soggetto cerchi più di accontentare il cliente o di seguire il tuo stile?

“Bisogna sempre trovare un compromesso tra le due parti, questo è certo. La mia fortuna è che la clientela che ho, che sono riuscito a crearmi negli anni, sceglie di tatuarsi da me per svariati motivi che sono fiducia, bravura, amicizia, feeling, ma soprattutto per il mio stile e per il mio modo di tatuare. Sono tutte componenti fondamentali affinché possa crearsi un rapporto solido tra tatuatore e cliente”.

Quanto è durata la tua esperienza romana? Cosa hai imparato?

“Per un anno circa ho avuto la possibilità di collaborare con il “Marsh Mallows The Original Tattoo Studio” di Roma. Il “boss” Federica Di Domenico, influente figura femminile nel mondo del tatuaggio a livello nazionale e internazionale, è stata un’ottima insegnante e amica. Durante la mia esperienza al “Marsh Mallows” mi ha accolto come un fratellino minore all’interno del suo team e grazie a lei ho avuto la possibilità di conoscere tanta gente del settore, ma soprattuto ho potuto mettere alla prova, giorno dopo giorno, il mio talento e le mie capacità, in un contesto diverso e molto competitivo rispetto a quello a cui ero abituato qui a Catania, dove ero riuscito a guadagnarmi il mio spazio e a farmi un nome già da tempo”.

C’è fra i tuoi progetti quello di trasferirti in una grande città europea come Londra o, addirittura ancora più in là, l’America o l’Australia, per crescere professionalmente e diventare un tatuatore riconosciuto a livello internazionale?

“Non sono quel tipo di persona che pensa che la necessità primaria, per fare grandi cose nella propria vita e carriera, sia quella di vivere in grandi metropoli. A Catania, la mia città, ho potuto riconoscere e sviluppare il mio talento, anche grazie al contesto, le amicizie, la famiglia, la cultura, in cui vivo ogni giorno, che è quello in cui sono cresciuto e che non cambierei per niente al mondo perché è sempre una profonda fonte d’ispirazione per me. Credo comunque, che avere un domani la possibilità di collaborare con studi importanti, soprattutto in un ambiente internazionale, possa essere un’esperienza altamente formativa. Senza ombra di dubbio mi permetterebbe di misurare le mie conoscenze tecniche e stilistiche e non ultime le mie capacità. E parliamoci chiaro, chi non vorrebbe imparare dai migliori, ovunque essi si trovino…”.