Totò Cuffaro esce oggi dal carcere e trova un mondo complicato da capire, con schieramenti cambiati e uomini e donne con casacche nuove. Quando varcò la soglia del carcere di Rebibbia, il 23 gennaio del 2011, al governo della Sicilia c’era Raffaele Lombardo e alla guida dell’Ars Francesco Cascio. Con entrambi Cuffaro aveva condiviso un percorso di vita e di politica: il primo era stato un suo carissimo amico oltre che compagno di partito, il secondo assessore durante uno dei suoi governi.

Lombardo appena diventato presidente della Regione prese le distanze dallo storico amico, che molto aveva contribuito sia alla sua candidatura sia alla sua elezione e divenne il suo più accanito detrattore. Per non venir meno alla scelta di rinnegare Cuffaro, l’allora presidente della Regione siciliana si limitò a laconiche parole di circostanza quando il sodale di tempi vicini varcò la soglia di Rebibbia.

Francesco Cascio invece era stato uno degli esponenti di spicco del I governo Cuffaro prima come assessore al Turismo e poi come assessore al Territorio; da presidente dell’Ars, in rispetto probabilmente al suo ruolo istituzionale, non commentò pubblicamente l’inizio della detenzione di Cuffaro. Questi erano i due principali rappresentanti delle istituzioni regionali nel 2011, questo il quadro politico di allora.

Oggi al governo della Regione c’è Rosario Crocetta che, secondo consuetudine, un giorno svela al mondo di essere stato un confidente privilegiato per Cuffaro e il giorno dopo lo attacca, avanzando il sospetto – smentito in maniera categorica e infastidita dal diretto interessato – che appena fuori dal carcere, voglia tornare nell’agone politico. Al fianco di Crocetta, come assessore alla Funzione Pubblica c’è Luisa Lantieri, una delle componenti della segreteria particolare di Cuffaro presidente e che, dopo passaggi fulminei in alcuni partiti, è approdata alla corte di Re Saro.

Altro uomo di punta dell’attuale governo regionale è Giovanni Pistorio, già assessore alla Sanità del II governo Cuffaro, già senatore dell’Mpa di Lombardo e oggi figura chiave dell’Udc, partito che per anni ha basato le sue fortune elettorali proprio sul bacino elettorale di Cuffaro. Al vertice della burocrazia regionale oggi siede Patrizia Monterosso, promossa dirigente generale per la prima volta durante il I governo Cuffaro, poi riconfermata negli anni seguenti, (tranne una breve parentesi presto conclusasi) fino a arrivare a essere ritenuta ‘indispensabile’ dal governatore della rivoluzione.

Ai vertici della burocrazia regionale, per citarne un altro, c’è anche Giovanni Bologna che dirige il dipartimento Finanze e credito, anche lui nominato per la prima volta dirigente durante uno dei governi Cuffaro e che, in ossequio alla legge e in ottemperanza alla sentenza, ne decretò il licenziamento da dipendente regionale quando divenne detenuto.

Il piano politico invece, era confuso sia nel 2011 sia oggi, con soggetti che cambiavano partiti con più frequenza di un abito e con alleanze che si scioglievano come neve al sole. Le uniche costanti di oggi e di ieri sono la tenacia con cui i deputati regionali difendono la loro poltrona e la tendenza diffusa a schierarsi dalla parte dei vincitori più che dei vinti. In queste ore che precedono la scarcerazione di Cuffaro, (certamente un vinto nel 2011 e oggi atteso con trepidazione da molti siciliani che non lo hanno mai abbandonato negli anni della detenzione) si registrano movimenti singolari, di suoi ex accusatori che oggi lo riabilitano e che gli lanciano messaggi di sostegno. Alcuni di loro sono anche gli stessi che nel 2011 tacquero e che oggi invece parlano.

Lodevole l’uomo che, a conclusione di un percorso di riflessione, cambi idea ma, pur con tutte le buone intenzioni del caso, si palesa il dubbio che queste posizioni siano dettate da logiche politiche. Nei prossimi giorni è presumibile ipotizzare che si assisterà a tante esternazioni di solidarietà verso l’ex detenuto Cuffaro. Prese di posizione inedite che, come già avviene da qualche giorno, irritano e infastidiscono chi non ha mai rinnegato un legame di stima e di affetto verso l’uomo prima ancora che verso il politico, neanche quando era socialmente inaccettabile farlo. Il tempo dirà se dietro la rivalutazione di Cuffaro vi sia un calcolo opportunistico o un sincero ripensamento.

Di certo valgono anche in questo caso le parole di Cicerone che sosteneva: “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose”.