All’Ars, forse per la prima volta, va in scena lo scontro fra opposizione e governo regionale. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta presente in aula per difendere il suo ddl che cancella le province e istituisce i liberi consorzi dei comuni, ha forzato la mano con dichiarazioni ad effetto ma che vanno nella direzione che fino ad oggi sembrava universalmente condivisa: l’abolizione appunto.
“Bisogna abolire le Province, paradossalmente per salvarle”, ha detto Crocetta alzando il tiro: “nel momento in cui nella nuova finanziaria dello Stato le Province vengono abolite, a quel punto non ci sarà autonomia che tiene. In questo modo, istituendole, salviamo le aree metropolitane dalla crisi, dal default, creiamo la possibilità dei liberi consorzi dei comuni, attuiamo lo Statuto, soddisfiamo una esigenza che viene dal popolo siciliano di evitare i privilegi di quelle che sono le caste”.
“Parliamoci chiaro – ha aggiunto Crocetta -: qui c’è una parte, soprattutto il Pdl, conservatrice che vuole continuare nel futuro un passato che invece dobbiamo cancellare. Noi abbiamo bisogno di snellirla, questa Regione. E coi liberi consorzi dei Comuni si dà voce alla democrazia vera, alla partecipazione democratica delle città ai progetti. E’ anche un lavoro di igiene politica, perché tutti dicono che sono per la spending review, tutti dicono di essere per le riforme, però poi quando passiamo al dunque, è come se si facesse una verifica”.
In aula sono intervenuti vari esponenti del Pdl da Francesco Scoma che ha snocciolato i costi del personale degli enti provinciali confrontandoli a quelli regionali; il Pid che ha presentato un maxiemendamento poi bocciato che inglobava l’intero disegno di legge del governo. In aula quindi, le dichiarazioni di Crocetta che ha definito “truffa” l’emendamento del Pid fa scoppiare la polemica direttamente col primo firmatario, Totò Cordaro. La seduta è stata sospesa e soprattutto restano ancora decine di emendamenti da esaminare e votare. Sono stati fin qui bocciati tutti gli emendamenti soppressivi.