La gestione dello spaccio di droga a Librino, ma anche questioni familiari: per queste ragioni sarebbe stato assassinato Rosario Sciuto, esponente di spicco del clan Mazzei, ucciso nel 2011.

Per quell’omicidio nei giorni scorsi (ma la notizia si è appresa solo oggi) sono stati notificati tre provvedimenti restrittivi nei confronti di Raffaele Marino, 48 anni, e dei suoi due figli Gaetano, 24anni, e Alessio,19, quest’ultimi già detenuti.

Secondo gli inquirenti, che si sono avvalsi anche della collaborazione di alcuni pentiti, a sparare quella sera fu Gaetano Marino che attese Sciuto nell’androne del condominio di Viale Moncada dove viveva e poi fece fuoco con dieci colpi di cal.38 di cui uno alla testa come “colpo di grazia”.

L’operazione nasce dalle indagini sviluppate dai carabinieri, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, supportate da attività tecniche e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (che hanno già fatto luce su altri delitti avvenuti fra il 2006 e il 2011), fra i quali Fabrizio Nizza, “responsabile” di Cosa Nostra a Librino fino alla data del suo arresto e del ‘luogotenente’ di Nizza, Davide Seminara, oltre a quelle di Salvatore Cristaudo e Giuseppe Scollo, ritenuto a capo della compagine santapaoliana a Lineri.

Secondo gli inquirenti, per Marino, Rosario Sciuto “non solo era un concorrente nella gestione dello spaccio di Librino, ma avrebbe agito anche perché si opponeva alla relazione sentimentale che l’uomo aveva con la figlia”.

Nel corso dell’attività sono stati raccolti elementi che hanno consentito di contestare ai tre anche il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso in quanto ritenuti organici alla famiglia Santapaola-Ercolano. I tre sono anche accusati, a vario titolo, di omicidio, detenzione e porto abusivo di armi.

Gaetano Marino, che al momento della notifica del provvedimento si trovava agli arresti domiciliari, è stato rinchiuso nel carcere catanese di Bicocca. I figli erano già detenuti a Noto e Piazza Lanza.