“Noi come Stato dobbiamo continuare ad indagare con forza e coraggio per capire se vi siano state altre responsabilita’ penali di persone che non erano mafiose o forse che facevano parte di istituzioni deviate dello Stato. Dobbiamo continuare, come Stato, ad indagare con coraggio, senza la paura di scoperchiare verita’ indicibili, senza la paura di processare se stesso, se si scoprissero, come sta emergendo, possibili profili di responsabilita’, a qualsiasi livello, nella strage di Via d’Amelio”.

Nino di Matteo, pm di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, ricorda la figura del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio di 23 anni fa sotto la casa della madre, in via d’Amelio a Palermo.

“Paolo Borsellino ci ha lasciato una eredita’ pesante e bellissima allo stesso momento. E non solo ai magistrati, ma a tutti i cittadini italiani – ha aggiunto -. Ai magistrati, ha ricordato l’importanza dell’indipendenza, dell’autonomia della magistratura da qualsiasi potere, politico e non. Alla gente, ha lasciato l’insegnamento del coraggio e della consapevolezza di fare sempre e comunque il proprio dovere, anche laddove si percepisca il rischio grave per la propria vita che si corre”.

“Credo che molti italiani riconoscano in Paolo Borsellino quell’eroismo civile che ci rende orgogliosi di esser italiani. Nel ricostruire la verita’ su quella strage – ha evidenziato Di Matteo – tre processi definiti e un altro ancora in corso hanno scritto una pagina importante su quella vicenda. Vi sono 20 mafiosi condannati in via definitiva per aver partecipato alla fase esecutiva della strage, ma molti elementi ci fanno ritenere che vi fossero cointeressamenti di altri ambienti estranei alla mafia militare” ha concluso il pm.