L’assessore Alessandro Baccei è un uomo garbato, quello che deve dire lo dice senza enfasi ma con parole chiare. E’ in Sicilia da poco ma questo bisogna riconoscerglielo: non ci sono infingimenti nei suoi modi.

Un atteggiamento chiaro sin da subito e confermato durante la conferenza stampa di ieri nel corso ella quale ha presentato il bilancio e l’esercizio provvisorio. Poi, lasciati i giornalisti, è andato a presentare gli stessi documenti alla Commissione. Ma qui non ha potuto bypassare le cifre come aveva fatto in sala stampa all’Ars.

Ed ecco che i nodi vengono al pettine. Non che Baccei ne avesse fatto un mistero. Ma le sue preoccupazioni prendono forma e dimensione. E dai conti si comprende come la situazione finanziaria siciliana sia davvero sull’orlo del tracollo. Una regione in bancarotta per responsabilità che vengono certamente da lontano, per effetto della crisi che ha ridotto le entrate e per effetto di una serie di scelte sbagliate.

Di fatto qui non si parla più di investimenti ma di sopravvivenza. E per sopravvivere la macchina regionale deve tagliare perché le entrate non bastano a pagare le spese correnti ad iniziare dagli stipendi.

Per riuscire a chiudere il bilancio nei prossimi 4 mesi, quelli che ci separano dal 30 aprile, bisogna ‘tagliare’ diecimila persone. La Regione può permettersi diecimila stipendi in meno di quelli che attualmente paga al livello di retribuzione di oggi.

Un dato drammatico che Baccei non conferma e non smentisce. D’altronde lui stesso ha ammesso di non aver ancora potuto vedere tutto e per questo si rifiuta di quantificare il buco di bilancio. Una voragine che, sembra ormai abbastanza chiaro, va da 2 miliardi e 400 milioni a 3 miliardi e 600 milioni, almeno in base a quanto è dato sapere fino ad oggi. D’altronde anche l’assessore ha definito la quantificazione del deficit come ‘il principale sport regionale’.

Tornando al personale la strategia sulla quale ci si muoverà è  abbastanza definita, più definita dei conti stessi. Primo passo quello che Baccei chiama adeguamento ai parametri nazionali. Insomma cancelliamo norme regionali ed autonomia che ormai rappresentano privilegi per il mondo e con essi cancelliamo le differenze retributive e pensionistiche quali che fossero i motivi che hanno portato alla loro nascita. Lo stesso principio costituzionale del ‘diritto acquisito’ sembra superato dai fatti. Il diritto acquisito non esiste più.

Dunque adeguamento ai parametri nazionali che significa cancellazione di 800 postazioni di dirigenti con relative indennità alla Regione, taglio del Famp e dunque nessuna indennità da piano di lavoro ai regionali; taglio dei permessi sindacali del 50%, taglio sui livelli di retribuzione delle pensioni fino all’adeguamento col sistema nazionale ovvero circa 400 euro in media in meno ai pensionati con riduzioni più consistenti per i pre pensionati e meno consistenti per chi è andato via a fine carriera.

Così facendo il risparmio, però, non sarà elevatissimo. Dunque ricorso ai prepensionamenti. 2800 alla Regione ma con i parametri statali dunque con una riduzione anche del 33% sui livelli retributivi. Non basta. Bisogna recuperare almeno altri 7000 e più stipendi. Quindi prepensionamenti anche fra i precari, taglio di tutti i contratti esterni delle partecipate (e questo vuole dire taglio di posti di lavoro anche se non si può dire), prepensionamenti fra i forestali (essendo stagionali con uno stipendio in media se ne pagano 15 quindi i conti fateli voi).

Un vero e proprio massacro! per risparmiare diecimila stipendi senza licenziare si potrebbe portare sotto soglia di povertà 30/35 mila siciliani. ma d’altronde non c’è alternativa. Per quadrare solo questi primi 4 mesi del 2015, anche di questo Baccei non fa mistero, si è dovuti ricorrere ad artifici di bilancio che lui stesso ammette “se fossi un revisore dei conti dubito che farei passare questa impostazione”.

Nel bilancio di previsione sul quale si basa l’esercizio provvisorio, infatti, sono stati azzerati i fondi di riserva, tagliati consistentemente fino quasi all’azzeramento gli accantonamenti a garanzia dei residui attivi (cosa questa possibile solo perché la Corte Costituzionale ha sottratto al Commissario dello Stato la facoltà di controllo. Appena lo scorso anno questa operazione era stata tentata tre volte e tre volte bocciata).

Se, insomma, le riforme non andranno in porto e Roma non verrà in soccorso della Sicilia, il 1 maggio sarà la catastrofe.  nessuno sembra ricordarsi, al momento, che le pensioni dei dipendenti regionali oggi si pagano dal bilancio della Regione. Non le paga l’Inps, non le paga nessun ente di previdenza perché solo dal 2009 si è avviata la previdenza regionale. Dunque il prepensionamento dei regionali fa risparmiare solo uno stipendio ogni 3/4 pensionamenti. Tutto frutto di una bella intuizione del presidente antimafia per eccellenza: Piersanti Mattarella.

Ora c’è un altro presidente, ma pur sempre antimafia, a correggere il tiro.

Da non dimenticare, infine, lo sviluppo. Per quello non c’è un euro. Addio a tutte le società partecipate anche se l’assessore continua a sostenere che bisognerà salvaguardarne il personale (sempre detto per tutto e tutti ma mai fatto fino ad ora da questo governo per quasi nessuno). Fra le ‘cassate’ c’è anche Sviluppo Italia Sicilia, dunque gli incubatori d’impresa di Catania e Messina. Ma anche i fondi comunitari della programmazione 2014/2020 sono a rischio. In bilancio non ci sono i soldi per i co – finanziamento regionale. Baccei dice che ce li rimetterà quando si farà il bilancio vero. Chi di speranza vive…