Oggi stiamo vivendo drammaticamente le conseguenze dell’intolleranza che si sta manifestando in aspri comportamenti di moltissime persone, compresi politici, noti conduttori televisivi e giornalisti.

Sappiamo che l”intolleranza è considerata una caratteristica di molti uomini che si manifesta come insofferenza nei confronti di altri simili perchè il loro modo e di vivere e di comportarsi è diverso dai propri stili di vita. L’intolleranza, quindi, trova le sue radici nell’egoismo, nei propri interessi personali, nella incapacità delle persone di accettare gli altri, di capire le differenze.

Quando diventa sentimento di massa, i problemi esplodono e rischiano di non essere più governabili dalla ragione e dal buon senso. Quando, poi, l’intolleranza, si etichetta di motivazioni religiose, si rischiano le tragedie e si fa strada la tremenda parola “guerra”!

La strage di Parigi sta insegnando molto e deve portarci a riflettere seriamente, politicamente e culturalmente, su ciò che sta avvenendo. E’ certo, innanzitutto, che l’intolleranza, che sfocia in gravi atti d’irrazionale violenza, non ha mai risolto alcun problema.

Oggi, a causa della moltitudine di modelli e di problemi sociali che ci circondano, a partire dal fenomeno dell’immigrazione, le intolleranze si manifestano con più evidenza, fino alle forme più gravi di razzismo organizzato e/o di pseudo lotte religiose.

L’uomo ha per istinto il bisogno di sentirsi attorniato da persone a lui simili e con le stesse tendenze, cioè di identificarsi costantemente con il proprio gruppo sociale d’appartenenza (la fede, la religione, la squadra, il dialetto,…). Egli, quando sente minacciati i valori del proprio gruppo di appartenenza, scatena più o meno forti sentimenti d’intolleranza, che possono facilmente sfociare in atti irrazionali e violenti. L’intolleranza, purtroppo, è legata alla nostra educazione, alle esperienze che abbiamo soprattutto vissute in famiglia e a scuola.

Per questo, la corresponsabilità delle famiglie e degli educatori appare evidente, sapendo che l’apprendimento dell’individuo è caratterizzato anche da ciò che egli osserva e percepisce, dagli stimoli che gli pone l’ambiente che lo circonda; se frequenta persone intolleranti tenderà ad imitarli. Scuola, famiglia, televisione, giornali, ecc., dovrebbero essere molto attenti nel dare messaggi e informazioni, nel proporre modelli culturali e spunti di riflessione. Un’adeguata educazione e rispondenti stimoli culturali possono combattere l’intolleranza! In merito non possiamo più permetterci di essere pessimisti.

Ancora, più che mai, è necessario partire dall’educazione dei giovani, dall’esigenza di alimentare in loro uno spirito libero e critico. L’ educazione deve stimolare nei ragazzi l’esigenza di non ridurre l’altro ad oggetto, di non deumanizzare il nostro prossimo. Tutte le propagande dell’odio razziale sono volte a deumanizzare l’altro, a farlo vedere come un mostro, come un essere che non ha nulla o pochissimo di umano.

Occorre che la scuola e le famiglie aiutino lo sviluppo di personalità tolleranti e non violente. Per sviluppare una personalità tollerante e non violenta, necessitano strategie educative ben precise, a completamento, tra l’altro, degli obiettivi che appartengono alla totalità dei “ Piani dell’Offertta Formativa”, propri delle singole istituzioni scolastiche. Nelle varie classi il fare propri tali obiettivi e l’escogitare metolodologie adeguate, porterebbe l’insegnamento ad imboccare la strada maestra per eliminare i pregiudizi che continuamente insorgono da tutto ciò che ci circonda.

Bisogna educare alla tolleranza, alla solidarietà, attraverso un processo di valorizzazione, identificazione e condivisione con l’altro. In merito, una buona strategia educativa può scaturire dall’esigenza di conoscere meglio gli altri, informandoci sulla loro cultura, religione, modi di vita, apprezzandone le qualità e sviluppando in noi un sentimento d’empatia nei loro confronti.

E’ altresì importante educare al nesso “Diritti – Doveri”. Noi accumuliamo crediti assolvendo ai nostri “doveri” verso la società ed in questo modo accumuliamo “diritti” da spendere. In altre parole, la scuola ha il compito d’inculcare il concetto che tutti i rapporti sociali si basano su una semplicissima formula fondamentale: svolgere il proprio dovere per poter esercitare i propri diritti, nel rispetto dei diritti e dei doveri degli altri. E’ molto semplice il principio, ma ciascuno di noi, in più o meno larga misura, è capace di imputarlo solamente agli altri.

Infatti, i nostri ragazzi crescono spesso col falso concetto che sia loro tutto dovuto, ma è proprio questo che va estirpato. Educare ed educarsi alla tolleranza è un aspetto della più ampia educazione alla pace, che l’ONU ha proposto nel 1986 come una vera e propria materia di studio. Purtroppo pochi governi l’hanno accolta, ed oggi ne paghiamo le conseguenze.

a cura del prof Orazio Bianco