“Non siamo un bancomat da cui lo Stato può prelevare a proprio piacimento per far quadrare i conti”. E’ il duro atto di accusa dei dipendenti Inps che oggi hanno protestato davanti la Prefettura di Palermo, dopo l’occupazione nei giorni scorsi degli uffici di via Laurana.

Il piano di riduzione della spesa presentato dall’Istituto di Previdenza sociale è stato bocciato dalla Ragioneria generale dello Stato. Per i dipendenti, che soltanto in Sicilia sono 2.500, le uniche certezze sono il prossimo taglio degli stipendi del 20% e la riduzione del personale di ben 3.000 unità a livello nazionale.

Il salario integrativo accessorio – spiega Salvo Ciaramidaro, segretario regionale Fialp Cisal – prevede circa 300 euro al mese in più se raggiunti determinati obiettivi. Soltanto all’inizio di ottobre ci hanno comunicato che per il 2013 non lo avremo. Dopo che abbiamo lavorato. Ognuno di noi ha una famiglia e delle spese cui far fronte. E poi, i licenziamenti in arrivo non faranno che peggiorare il servizio dei nostri uffici, con grave danno per i cittadini”.

Con i tagli del personale nella nostra Isola andranno a casa circa 250 persone. Che non verranno sostituite. “Comprendiamo le esigenze di spending review – interviene Antonio Borzilleri della Uil -, ma per noi le prospettive sono drammatiche. Noi siamo stati assunti con contratto a tempo indeterminato, e mai avremmo immaginato di ritrovarci in questa situazione”.

La mobilitazione, organizzata da Cgil Fp, Cisl Fp, Uilpa e Fialp Cisal, continuerà sino a quando non verranno approntate soluzioni diverse dalla riduzione dei salari. I dipendenti denunciano inoltre il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto ormai nel 2009.

In un volantino distribuito dai sindacati in occasione del presidio, si legge: “Invece di rilanciare l’Istituto con un adeguato piano di riorganizzazione per migliorare i servizi e qualificare il lavoro, non si trova di meglio che mettere le mani nelle tasche dei lavoratori, già senza contratto da quattro anni”. E ancora: “Ci si misuri su un piano occupazionale, sul miglioramento della gestione del patrimonio, sull’ammodernamento di procedure e servizi. E non si pensi alla scorciatoia del taglio dei salari: il salario non si tocca“.