“Adesso basta. Basta con gli annunci fasulli, con gli spot e con gli sprechi. E soprattutto basta col gioco a massacro nei confronti di tanti lavoratori che hanno la sola colpa di lavorare per la Regione siciliana”. Lo dichiarano i segretari generali Michele Palazzotto (Fp Cgil), Gigi Caracausi (Cisl Fp) ed Enzo Tango (Uil Fpl) che annunciano anche “lo stato di agitazione dei lavoratori della Regione Siciliana, degli Enti e delle Società partecipate” e preannunciano “azioni di lotta fino allo sciopero fino a quando non sarà aperto un tavolo serio di confronto sulle questioni che attanagliano il funzionamento dell’amministrazione regionale e delle amministrazioni pubbliche siciliane”.

I sindacati, infatti, si dicono delusi dalla mancata interlocuzione col presidente della Regione, nonostante gli apparenti inviti del governatore, regolarmente smentiti dai fatti: “Non prendiamoci in giro – proseguono infatti Palazzotto, Caracausi e Tango – nessun appello ha avuto un esito, dal ‘caso Castronovo’ al tavolo sui precari che si è arenato. Ma soprattutto non dobbiamo prenderci in giro sulle ‘riforme’ che dovrebbero salvare il buco di bilancio della Regione. Ogni norma è disattesa dal governatore che continua a nominare consulenti esterni, a far ruotare i dirigenti come fossero trottole, a sorreggere la corte dei miracoli (che i più chiamano “cerchio magico”)”.

E i sindacati stigmatizzano le ipotesi di “tagli al personale, agli stipendi, alle pensioni, alle strutture… a tutto, tranne che alle cose che stanno portando la Sicilia verso il baratro e che sono gli sprechi (per non dire le ruberie) che ancora avvengono negli appalti, nelle sovvenzioni, nelle parcelle ed indennità milionarie e doppi incarichi per interni ed esterni all’amministrazione, nell’arte del riciclaggio (sì, riciclaggio!) dei politicanti di turno (giovani e meno giovani). È più facile – continuano i segretari regionali Enzo Abbinanti (Fp Cgil), Paolo Montera (Cisl Fp) e Luca Crimi (Uil Fpl) – tagliare il Famp, tagliare i diritti acquisiti sulle pensioni, tagliare i posti di lavoro, e via discorrendo, presentando il tutto come l’attacco salvifico ai “privilegi” di una “casta” di lavoratori che hanno commesso il peccato più grande dopo quello originale dei nostri antichi precursori, che è quello di lavorare per la Regione Siciliana”.