A Gela la vigilanza sull’impianto dell’Eni sarebbe ridotta al minimo. Sono stati lo stesso sindaco e l’Arpa ad ammetterlo nel corso dell’Audizione di oggi, davanti la commissione parlamentare Ambiente dell’Ars, riunita nella cittadina nissena per ascoltare l’azienda, le associazioni ambientaliste e le istituzioni sul caso dello sversamento in mare di greggio dal petrolchimico.

“Le operazioni fatte dopo l’ultimo incidente, sono state solo di messa in sicurezza, primi interventi di recupero, ma non di bonifica, che è ben altra cosa. Il problema non è lo sversamento di qualche giorno fa, ma quello che è stato fatto negli ultimi 23 anni – dice il Presidente della Commissione Giampiero Trizzino – da quando, cioè, la zona è stata dichiarata a rischio ambientale dal Ministero prima e dalla Regione poi”.

“Torneremo a Gela – aggiunge Trizzino – e in quell’occasione vorremo avere conto di cosa è stato fatto con i 40 miliardi di lire e gli 8 milioni di euro stanziati per il piano di risanamento, per il quale è stato pure costituito un ufficio speciale che ha chiuso i battenti il 31 dicembre scorso”.

Denunciare i fatti, come bene ha fatto la Lipu – afferma la deputata 5 Stelle Valentina Palmeri – non è fare allarmismo, la ricerca di verità significa vero amore per il territorio. Vogliamo sapere cosa è successo e quali sostanze chimiche sono state usate per rimediare al danno. Abbiamo anche chiesto di farci avere i dati sull’incidenza delle malformazioni nella zona”.

L’audizione di oggi ha visto la presenza di tantissimi cittadini. “E’ la prova – dice la deputata 5 Stelle Angela Foti – del mutamento culturale in atto. La gente ora partecipa, vuole essere informata ed entrare anche nella programmazione degli interventi. Noi faremo di tutto per non lasciarla sola. E’ per questo che torneremo a Gela al più presto”.

 

mav