Il Pd siciliano va in frantumi. Dopo Crocetta a livello regionale, Orlando spacca il partito a Palermo. Il sindaco ed una ventina dei suoi aderenti al Mov 139 sarebbero in procinto di transitare proprio nel Partito democratico. una sorta di casa naturale per Orlando già da anni ma nella quale si era sempre rifiutato di accasarsi scegliendo la via della “libertà” e spesso della critica se non dello scontro.

Ora i tempi sembrano maturi ma il suo ingresso nel partito potrebbe togliere il coperchio a ben altri mal di pancia. il primo a dirlo senza mezzi termini è Fabrizio Ferrandelli: “Lo dico una volta per tutte: se Leoluca Orlando prende la tessera del Pd, io per coerenza la strappo. Il partito decida, o io o lui”.

Sono lontani i tempi della sia pur fredda stretta di mano fra i due (nella foto). La sua posizione Ferrandelli la ufficializza con un tweet con il quale il deputato regionale del Pd, entra “a gamba tesa” nel dibattito di queste ore. Il renziano Ferrandelli, che in questi mesi non ha risparmiato critiche all’amministrazione comunale di Palermo, chiede al suo partito di esprimersi “senza se e senza ma” e gli chiede di essere coerente visto il giudizio negativo dei Democratici sull’esperienza amministrativa del sindaco e della sua giunta. Conclude con una sorta di “ultimatum”, sottolineando che, nel caso in cui si aprissero le porte del Pd a Orlando, a lui non resterebbe, per restare coerente, che lasciare il partito.

Ma quella di Ferrandelli non sembra essere una posizione isolata. Anche il segretario cittadino Carmelo Miceli sembra nutrire qualche dubbio così come praticamente tutte le correnti interne del partito. orlando non lo amano i renziani, lo temono i cuperliani che ricordano lo scontro violento con Cracolici negli anni della precedente sindacatura e della candidatura alla presidenza della Regione siciliana contro Totò Cuffaro. Orlando, poi, è notoriamente un personaggio ingombrante se non scomodo. non certo un uomo che il partito possa controllare.

Critico sulla gestione del partito il candidato segretario provinciale sconfitto al congresso Antonio Rubino: “Il modo con cui si sta affrontando la discussione sull’Amministrazione Orlando e sull’eventuale adesione del sindaco al Pd rischia di dare l’immagine di un partito in stato confusionale e di trasformarlo ancora una volta in un Vietnam. Alla vigilia di importanti scadenze elettorali, tutto ciò è indice di poca serietà”.

 “Aver appreso che il capogruppo al Comune, Teresa Piccione e il responsabile Area Dem Sicilia Giuseppe Lupo – aggiunge – stiano conducendo, a nome del Pd, le trattative per una eventuale adesione di Orlando e dei suoi consiglieri comunali al partito, è in contraddizione con la linea politica espressa dal segretario provinciale, Carmelo Miceli e rischia di spostare l’attenzione dai problemi che affliggono la città ad una partita a Risiko che i palermitani non comprenderebbero”.

“Se Orlando sceglie di aderire al Pd – conclude Rubino – lo faccia partendo da una discussione sul futuro della città e diffidando da chi modella il proprio pensiero se entra a Palazzo d’Orleans oppure a Villa Niscemi”.

La risposta dell’ex segretario regionale Giuseppe Lupo conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, la gestione della vicenda “Mi auguro che Leoluca Orlando scelga di aderire al Partito democratico arricchendo il progetto di un Pd plurale e aperto, riferimento di un campo largo dei progressisti. Peraltro ha già partecipato alle primarie nazionali e regionali e auspico che vorrà sostenere la lista del Pd alle prossime elezioni europee.”

“Credo -aggiunge Lupo- che sia necessario, per il bene della città, superare lo strappo che ha lacerato il centrosinistra alle ultime elezioni comunali di Palermo. Una pregiudiziale all’ingresso di Orlando nel Pd sarebbe illogica per tante ragioni, soprattutto se si considera che recentemente hanno aderito al partito sindaci che provenivano dal centrodestra. È auspicabile -conclude Lupo- che il centrosinistra unito collabori per affrontare la difficile situazione economica e sociale dell’isola. Contrapposizioni interne e tra istituzioni guidate dal centrosinistra sono un regalo alla destra e fanno solo male alla nostra Regione”.

Tenta di spegnere la polemica il segretario regionale Fausto Raciti “Comprendo l’amarezza di Fabrizio Ferrandelli, ma spero che né lui né nessun altro pensi di strappare la tessera del Pd. Questo è il momento di rilanciare il partito non di disseminarne i pezzi. Al di là dei toni utilizzati – prosegue Raciti – Fabrizio Ferrandelli pone un tema importante: l’identità del partito e il suo ruolo nella politica siciliana e nel rapporto con le istituzioni, la stessa questione che ho posto nell’affrontare la discussione sul rinnovo della Giunta regionale e che, adesso, si ripropone con l’eventualità dell’ingresso di Orlando nel Pd”.

“Deve essere chiaro – aggiunge – che l’obiettivo del Partito democratico è quello di contribuire a rilanciare azioni di governo che sembrano appannate. Ed è in quest’ottica che deve essere interpretata qualunque ipotesi di una nostra partecipazione, tanto alla Regione quanto al Comune di Palermo. Il rapporto tra il Pd e il sindaco Orlando non può essere declinato in chiave correntizia, ma deve passare attraverso un confronto con il partito su quello che è il progetto per la città”.

“Consiglio ad Orlando, per evitare di confondersi troppo le idee, di aderire al Pd discutendo con il Pd e non – conclude – con qualche confusionaria corrente”.

Orlando a Palermo come Crocetta a livello regionale, dunque, anche se fra i due non corre buon sangue. Forse proprio perché due galli in pollaio sono sempre stati troppi