‘State sereni, va tutto bene’. sembra essere questo il messaggio del Presidente della Regione Rosario Crocetta. due assessori lo hanno lasciato in due giorni, il secondo in polemica sul nome che ha sostituito il primo ma il governatore non solo non si scompone ma sembra quasi sollevato.

Accade così che parli del vertice di maggioranza come di un “incontro svoltosi in un clima di sereno confronto, nel corso del quale sono stati analizzi i principali problemi della Sicilia. La maggioranza ha condiviso la preoccupazione del presidente, rispetto alla situazione sociale,
determinata dalla crisi generale, dagli effetti recessivi legati ai ridotti trasferimenti e anche dagli sprechi del passato. I segni di ripresa  dell’economia e le politiche di risanamento di bilancio avviate, presuppongono però, nell’attuale fase un’accelerazione dei processi riformatori finalizzati allo sviluppo e l’intensificazione delle politiche di coesione sociale e difesa dei deboli”.

Nessuna traccia della galoppante crisi interna alla giunta che non è stata neanche affrontata in giunta. Il vertice affronta altro “una grande occasione di rilancio – dice Crocetta – può essere determinata dall’utilizzo delle risorse europee, in particolare della programmazione 2014/2020, che potrebbe essere approvata da Bruxelles nei prossimi due mesi, poiché la Sicilia ha presentato nei termini previsti e tra le prime regioni
italiane, le linee di programmazione. Sulla programmazione europea riteniamo fondamentale il sostegno alle imprese, le politiche di credito, la ricerca e l’innovazione tecnologica e le energie alternative, che potrebbero aumentare il numero degli occupati in Sicilia. La nuova programmazione dovrà puntare su due obiettivi importanti, favorire lo sviluppo su piani coordinati di crescita, territoriali e regionali e le politiche di coesione sociale”.

“Su tali indicazioni il governo continuerà il confronto con le parti sociali, con gli enti locali, con le forze imprenditoriali, le università, le forze politiche, interrompendo i meccanismi del passato di finanziamenti a pioggia senza alcuna strategia. La nuova programmazione europea sarà incardinata dentro una cornice che ponga al centro lo sviluppo e la crescita del Pil dell’Isola. Urgenza particolare assume la politica di protezione dei deboli e a favore dei disoccupati, sia con specifici ddl sia attraverso l’utilizzo di risorse nazionali ed europee”.

“Elemento centrale dell’attuale fase politica sarà il rapporto col Parlamento – continua il governatore – con i singoli parlamentari e i gruppi, che dovranno essere chiamati sempre più a condividere scelte collegiali legislative e di governo. La più alta priorità al momento va data alla riforma dei liberi consorzi e delle città metropolitane per salvaguardare i dipendenti, continuare la politica di decentramento amministrativo e valorizzare l’autonomia degli enti locali. Il governo e la coalizione ritengono fondamentale la ripresa del dialogo con i lavoratori dipendenti della Regione che non possono pagare il prezzo dell’assenza di risorse e delle politiche di rigore che vanno concentrate sulla lotta agli sprechi, mantenendo lo stato sociale”.

“In tale contesto la riorganizzazione delle società partecipate dovrà portare a un reinserimento dei lavoratori dentro organismi, enti produttivi che ne valorizzino le professionalità. Intensa azione di confronto, anche nazionale, sul tema dei lavoratori precari, che non possono più dipendere da leggi annuali di salvataggio, ma nei confronti dei quali va stabilito un percorso certo che tenga conto delle difficoltà economiche e finanziarie degli enti locali. Il governo concorderà con i gruppi di maggioranza e opposizione, le priorità e il cronoprogramma delle riforme già approvate dalla giunta e inviate all’Ars, tra le quali assume importanza estrema lo ‘sblocca Sicilia’, che è uno strumento fondamentale per la vita delle aziende. La Sicilia se vuole veramente svilupparsi deve dare maggiore ruolo all’iniziativa privata che non può essere bloccata dalle pastoie burocratiche”.

“I privati vanno coinvolti sempre più anche in iniziative di project financing che possono contribuire ad attrarre risorse esterne a quelle della Sicilia. La Regione possiede risorse ineguagliabili in termini di capitale umano, artistico, culturale, naturalistico, di imprenditoria attiva in tutti i settori dell’economia, di agricoltura. Il brand siciliano, che manifesta grandi capacità di internazionalizzazione, va sostenuto fortemente in considerazione dei segnali positivi che vengono fuori dall’export agricolo e manifatturiero e dell’incremento di presenze turistiche. La rete infrastrutturale va potenziata tenendo presente che, il gap storico, secolare, necessita di ingenti risorse che la Regione non possiede. Su tali temi il governo intende avviare un confronto puntuale con Roma e Bruxelles, al fine di definire un piano dettagliato, pluriennale, di risorse finanziarie e interventi e tempi definiti”.

“La legge sull’acqua pubblica non può subire ulteriori rinvii e ritardi. Nell’ambito di una linea che eviti gli sprechi finanziari del passato, va
stabilito che l’acqua è un diritto naturale dell’uomo e l’accesso al servizio idrico va garantito anche ai soggetti deboli con sistemi di tariffe modulate sulle capacità economiche degli utenti. La riforma del welfare, oltre a prevedere il riordino del settore, deve prevedere misure di garanzia e sostegno al reddito per i poveri. La formazione professionale, che è stata interessata in questi anni da un severo taglio di sprechi, deve essere in grado di garantire la qualità dell’offerta per gli alunni e anche certezza di lavoro ai dipendenti, che non possono essere lasciati a loro stessi”.

“Il lavoro che è stato svolto nei due anni e mezzo di attività di governo già trascorsi, hanno consentito alla Sicilia di evitare un default certo e
annunciato. Oggi inizia una nuova fase, che deve consolidare le basi dello sviluppo attraverso decisioni che non possono essere più rinviate e che
richiedono maggiore coesione tra le forze di governo e un confronto costruttivo con le forze di opposizione. Siamo tutti chiamati a maggiori responsabilità, per dare ai siciliani un futuro diverso. La Sicilia non può rinunciare alla sua autonomia. L’autonomia alla quale noi pensiamo va esercitata attraverso la legalità, la lotta agli sprechi, lo sviluppo, le politiche di solidarietà, in un rapporto leale con lo Stato che riconfermi la natura pattizia dello Statuto siciliano, grande intuizione dei fondatori della Repubblica e dell’Autonomia siciliana”.