Querele per tutti e richieste di risarcimenti danni dagli importi paurosi. Intimidisce la stampa che scrive di lui il Presidente della Regione Rosario Crocetta. Pagherà caro chiunque scrive inesattezze sugli interventi da lui subiti ad opera di Matteo Tutino.

Dopo aver definito il chirurgo plastico agli arresti domiciliari come “un uomo buono e molto religioso” il presidente della Regione passa al contrattacco preventivo e sapendo che qualcuno potrebbe scrivere degli interventi plastici subiti da lui stesso ad opera di Tutino precisa di esserseli pagati da solo “con tanto di ricevuta ed assegno” e di aver fatto questo intervento in una clinica privata perché era urgente “non riuscendo più a respirare”.

Ma chi ha mai coinvolto Crocetta in vicende dal profilo penalmente rilevante? Più che questioni giudiziarie quelli sugli interventi sono gossip: quasi costume. Il nome del governatore viene, invece, tirato in ballo nell’inchiesta quando si parla delle ‘entrature politiche’ di Tutino. Amicizie al massimo livello che avrebbero permesso al chirurgo di incidere sui vertici dell’ospedale manovrandoli a proprio piacimento. Dunque non un intervento di Crocetta ma il nome utilizzato dall’amico e medico personale Matteo Tutino per dire ai suoi ‘capi’ di stare attenti a quel che facevano perché il suo ‘amico’ non avrebbe permesso che si assumessero scelte non gradite allo stesso Tutino.

Insomma Tutino utilizzava in modo border line la propria ‘vicinanza’ al Presidente della Regione come tanti hanno fatto in passato in sanità ed in altri settori mentre Crocetta piuttosto che prendere le distanze si preoccupa dei suoi interventi. Ancora una volta il tema è più politico/etico che penale.

E proprio la politica oggi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) riprendere la scena. In aula all’Ars arriva la più grande sconfitta di Crocetta: la legge di riforma delle province. Rinviata tre volte, bocciata e tornata in commissione altre due, si tratta della legge sul cui cammino è caduto anche l’assessore Ettore Leotta. La riforma va fatta entro la fine di luglio secondo quanto dichiarato dal Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che ha parlato, in caso contrario, della possibilità che l’intero Parlamento levi il disturbo.

Cosa da’ la sicurezza ad Ardizzone e soprattutto a Crocetta che una simile legge non venga impallinata ancora, specialmente oggi che le tensioni sono di nuovo alte fra Crocetta e gli alleati? Nulla! Forse è stata soltanto una uscita infelice e imprudente di Ardizzone. Ma poi non è tutto così scontato. Perché il parlamento vada a casa servono 46 voti, sempre quelli. E resta altamente difficile trovare 46 persone pronte a rinunciare allo stipendio e ad impegnarsi in una complessa e costosa campagna elettorale nella quale in tanti non saranno rieletti.

Gli unici che al momento al voto ci vorrebbero andare certamente sono i grillini. E oggi in aula (dopo un anno e tre mesi) arriva anche la mozione di censura a Patrizia Monterosso, il segretario generale della Regione. I grillini cercano da tempo di farla fuori politicamente ricordando che è stata condannata per danno erariale nella vicenda extra budget della Formazione professionale. Vicenda che Crocetta definisce poco più di una multa.

Infine una ‘multa’ simile potrebbe arrivare a breve anche per l’altro ‘grande amico’ Antonio Ingroia, insieme allo stesso Crocetta ed alla sua prima giunta. Si attende, infatti, che la Corte dei Conti si presenti con la decisione sul danno erariale per la vicenda assunzioni a Sicilia e Servizi. Certo non oggi, ne questa settimana. Prima c’è l’udienza di parifica del martoriato bilancio 2014 prevista per venerdì e i giudici contabili qualcosa diranno sui conti della Regione che proprio nel 2014 sembrano essere i peggiori di sempre