Quarantacinque minuti di discorso in aula. Con minore passione rispetto al passato, solo con qualche stoccata ai 5 stelle, gli ex amici di inizio legislatura ai quali ha riservato un semplice e ironico “Grazie alle vostre trazzere risolveremo tutto”.

Quarantacinque minuti durante i quali qualcuno sorrideva, altri si distraevano. C’era chi scuoteva la testa e perfino gli assessori mostravano strani volti contratti o un po’ smarriti. Si è presentato così in aula con solo undici apostoli su 12 (l’ultimo deve ancora essere rintracciato) il Presidente della Regione Rosario Crocetta per presentare all’aula il Crocetta quater.

Quarantadue assessori in tre anni e quarto dibattito in aula con deputati che non ormai più nulla da aggiungere ben sapendo che tanto non c’è un voto di fiducia, non c’è nulla che possano fare per dire sì o no a questo o ad un altro governo.

E Crocetta lo sa bene e quando si accorge dei volti un po’ stravolti dei suoi neo assessori parte la ‘minaccia’ velata. Forse scritta nel suo discorso, già preventivata e ragionata ma indirizzata  a chi deve fare questo pezzo di viaggio con lui e già storce il ‘muso’.

“Questo è l’ultimo governo fatto con le forze politiche, se lo metterete in discussione dopo ci sarà solo il governo del presidente”. Una sfida lanciata in modo chiaro ai suoi alleati ai quali manda a dire di non essere disponibile a nuovi rimpasti. Con questo governo si va fino a fine legislatura oppure lui scarica tutti e si fa il governo personale con o senza maggioranza.

E forte di questa convinzione, prepara anche altri scontri mandando un segnale indiretto a Roma “Bisogna convincerli che  la Sicilia non sta chiedendo l’elemosina, ma solo quello che le spetta”.

Nessuna risposta dagli alleati che oggi tentano di mantenere basso il livello dello scontro che pure non è mai finito, non è mai stato sopito e si consumerà proprio nella trattativa per i fondi necessari a chiudere il bilancio di previsione 2016.

Fondi che non arriveranno o che arriveranno solo in parte lasciando che il Crocetta quater muoia di inedia piuttosto che di guerra.

Ad alzare la voce ci pensano le opposizioni rimaste ormai in due. “Abbiamo riso dall’inizio alla fine – gli dicono i 5 stelle – che prendono la parole in tre dividendosi gli attacchi per ricordare ad ogni singolo assessore quello che, a più riprese, aveva dichiarato sul governo Crocetta”.

L’altro attacco viene da Forza Italia con Marco Falcone che si scalda nel ricordare come nulla sia stato fatto in tre anni. poi più nulla, o quasi. Ncd è dentro, Ala e gli ex autonomisti lo saranno a breve, Udc, Pd in tutte le sue forme, cespugli vari sono nel governo. L’unica vera opposizione a crocetta continua ad arrivare da Roma. E lì si dovrà giocare questa partita di rinvio in rinvio, da un lunedì ministeriale all’altro fino a quando non sarà chiaro come finirà con i fondi per il 2016