‘Se ci sono stati disguidi diplomatici ci dispiace ma noi siamo in linea con quanto dichiarato e vogliamo fare la nostra parte’. E’ questo, in sostanza, il pensiero di Gianluca Micciché, neo assessore Udc del governo Crocetta quater, uno dei nuovi volti ‘politici’ della giunta del caos.

E proprio Udc ed Ncd, o più semplicemente area Popolare (o centristi come li definisce Crocetta nel suo comunicato) sono gli unici rimasti ad appoggiare il governatore. Le parole di Miccichè lo confermano anche se tendono a sminuire la portata del ‘tutti contro tutti’.

Forte dell’appoggio di Area popolare e dei ‘suoi’ amici ritrovati del Megafono Crocetta sembra intenzionato ad andare avanti con il suo quarto governo in attesa di ripristinare i rapporti col Pd e con Pdr Sicilia Futura che non ci stanno a prendere la giunta così come è stata nominata ‘a scatola chiusa’.

In bilico ci sono, per i partiti, almeno due posti: quello di Cleo Li Calzi e quello di Antonio Fiumefreddo ma Crocetta ne mette a disposizione uno solo. Nelle ultime ore compare anche la fantasiosa possibilità di un ritorno in giunta del tecnico Rosaria Barresi che pur essendo arrivata in quota Sicilia Democratica potrebbe essere gradita a frange del Pd. Ma per garantire un suo rientro bisognerebbe rimettere in discussione quasi tutto e le probabilità sono risicate.

L’incontro notturno di ieri non è servito a rimuovere le difficoltà, anzi le ha accresciute, ed ora si aspetta una apertura da una delle parti in causa ma stavolta le possibilità che Raciti ceda sono poche davvero visti i precedenti.

E tanto per movimentare il panorama che era ormai troppo calmo gira anche voce di una doppia sostituzione: due donne al posto di due donne. Crocetta terrebbe Fiumefreddo in quota al Presidente e rinuncerebbe alla sua fedelissima Mariella Lo Bello oltre a Cleo Li Calzi per sostituirle con Marika Cirone in quota a Lupo e Rosaria Barresi in quota a Sicilia democratica/Megafono/Psi e chi più ne ha più ne metta.

Crocetta decide, quindi, di andare avanti e mettere pressione agli alleati. Così il governo si presenterà all’Ars il prossimo 10 novembre. Per giungere in Parlamento gli assessori dovranno aver ricevuto i decreti di nomina dunque, di fatto, Crocetta mette un ultimatum alle modifiche fissandolo alla sera del 9 novembre.

Presentazione del nuovo governo, rinvio delle elezioni dei vertici di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ricomposizione delle commissioni parlamentari saranno, quindi, i tre punti che verranno affrontati la prossima settimana dall’Ars, che tornerà a riunirsi. A sancirlo è stata anche la conferenza dei capigruppo che ha confermato la riunione peer martedì 10 novembre alle 16.

Dopo la presentazione al Parlamento della nuova giunta regionale e il relativo dibattito al termine del quale non è previsto alcun voto di fiducia, l’Aula dovrà approvare una norma che permetta il rinvio delle elezioni dei vertici dei nuovi enti locali istituiti con la ‘riforma delle Province’, previste per il 29 novembre.

La riforma approvata dall’Ars è infatti stata impugnata dal Cdm. “Abbiamo urgenza di approvare una norma che posticipi le elezioni – ha detto il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, incontrando i giornalisti dopo i lavori della capigruppo – dal momento che attualmente è in vigore una legge impugnata. Bisogna poi decidere poi se si riterrà opportuno resistere dinanzi alla Corte Costituzionale o procedere alla modifica della legge”.

La norma sul rinvio delle elezioni sarà dunque stralciata dal ddl di modifica della riforma (che tornerà alla valutazione della commissione Affari istituzionali) e votata dall’aula.

Sempre nel corso della prossima settimana sarà avviata la discussione sulla composizione delle nuove commissioni parlamentari, la cui rappresentanza dei diversi gruppi è stata riformulata e ripresentata oggi in conferenza dei capigruppo. Si tratta di un altro tema di confronto, se non di scontro, nella maggioranza. La Capigruppo ha stilato il nuovo schema per la composizione delle commissioni (leggilo qui)

 E sul piatto c’è anche un altro tema: quello della riforma costituzionale. Mentre il senato sparisce e le regione diventano protagoniste, Baccei e i renziani di roma preparano la riforma dello statuto siciliano. Argomenti dai quali l’Ars non vuole restare fuori e che in parte dovrà comunque affrontare, volente o nolente. “Le regioni subiscono la riforma costituzionale – dice il Presidente Ardizzone – che è partita a livello centrale e sappiamo quali sono le posizioni in campo: Chiamparino, anche se  dimissionario, cerca di resistere nella sua qualità di guida dei presidenti delle regioni, e il governo cerca di scaricare sulle regioni i costi della finanza pubblica, ma ormai non si possono assolutamente fare altri tagli e sopprimere i servizi”.

Ardizzone vorrebbe dar vita ad una ulteriore Commissione per la riforma dello Statuto siciliano. “Abbiamo una riforma della Corte costituzionale già votata in Senato che va avanti, saremo chiamati a un referendum confermativo, ho evidenziato ai capigruppo – spiega – l’esigenza di insediare una commissione Statuto perché non ci venga calato dall’alto cosi’ come può succedere, ma ci sia una base di discussione che provenga proprio dalla Sicilia”.