D’Alì, Possa, Fluttero, Viceconte, Izzo, Sibilia, Nespoli, Vetrella e Carrara, chi sono costoro?

Sono 9 senatori della maggioranza che hanno firmato una mozione che vuole mettere in discussione “la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall’IPCC (l’Intergovernmental Panel on Climate Change), nonché la moralità di alcuni suoi principali esponenti” e le “tesi catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti Onu-Ipcc e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri governi si sono acriticamente accodati condividendo analisi, oggi rivelatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico“.

Ma davvero i nostri ricercatori sono così bravi e preparati da essere riusciti a mettere in piedi una piattaforma scientifica in grado di contestare i risultati del resto del mondo?

No, non allarghiamoci, siamo l’ultima ruota del carro quando parliamo di ricerca pura e applicata. Siamo riusciti ad azzerare gli entusiasmi di un premio Nobel di nome Carlo Rubbia, stiamo seppellendo le iniziative legate al business delle energie rinnovabili sotto una montagna di leggine, adempimenti e permessi, abbiamo ucciso la voglia di efficienza energetica dei privati.

Risultato: siamo in ritardo su tutto anzi, abbiamo aumentato le emissioni di gas serra (caso unico nel mondo occidentale).

E, nell’impossibilità evidente di raggiungere i traguardi condivisi nei consessi internazionali (Kioto e Copenhagen tra gli altri), facciamo come la volpe con l’uva: i dati forniti dagli organismi internazionali sono discutibili, inutilmente catastrofisti e tutti da ri-verificare. Lasciamo perdere.

Le conclusioni di questa maggioranza?

Semplici: sollecitare i partner a far saltare l’obiettivo europeo al 2020 di una riduzione del 20 per cento dei gas serra, di un aumento del 20 per cento dell’efficienza energetica e di una quota del 20 per cento di energia da fonti rinnovabili, richiedendo “l’attivazione in sede di Unione europea della clausola Berlusconi nel senso di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, l’accordo del 20-20-20“.

Insomma, dovremmo chiedere a tutti di rinunciare in forza della nostra inettitudine.

Vorremmo che la Germania rinunciasse alla linea rigorosa perseguita che in pochi anni l’ha trasformata in uno dei leader mondiali nel settore dell’efficienza e delle rinnovabili in nome della “clausola Berlusconi”.

E se gli italiani, quelli non obnubilati dal pletorico Presidente, denunciassero per danni morali, fisici e di immagine internazionale questa maggioranza e questo Governo nella persona del suo massimo rappresentante?

Una bella class action contro la “clausola Berlusconi”. Così, tanto per cominciare.

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