Consentitemi oggi di fare onore al mio nickname e provare a raccontarvi una breve favoletta.

C’era una volta un potente Capo di Stato europeo, cristiano e molto devoto alla chiesa cattolica, che, durante una sua visita ufficiale in Arabia Saudita, riunì in uno splendido auditorium 500 giovani musulmane, pagandole profumatamente, con la benedizione del Papa da Roma, e, spiegando loro le meraviglie del cristianesimo, li convinse a convertirsi alla religione di Cristo ed a giurare fedeltà alla Chiesa.

Le autorità religiose e civili del paese musulmano che lo ospitava, con grande magnanimità ed acquiescenza, lo incoraggiarono e si congratularono con Lui per il risultato ottenuto, incoraggiando, ed intervistando in tv come star, le neo convertite.

Alla fine del suo viaggio, il Capo di Stato europeo ritornò al suo Paese tra gli applausi dei musulmani e le profferte di eterna amicizia dei governanti arabi.

Commosso da tale splendida accoglienza, decise di stanziare i fondi per realizzare una chiesa in ogni città e sperduto paese del mondo arabo, suscitando ammirazione e rispetto in tutti.

Questa favola potrebbe sembrare molto simile alla realtà se un alieno arrivasse sulla Terra in questi giorni e leggesse le cronache dei principali giornali, laddove si riportano, con ampia dovizia di particolari, le gesta del leader libico Gheddafi, che, in visita ufficiale a Roma, nel tempio sacro della cristianità, invece di parlare di accordi economici e diritti umani, non trova niente di meglio che convertire giovani hostess e pronosticare che l’Europa diventerà fedele a Maometto entro la prossima generazione.

Il tutto sotto lo sguardo compiaciuto del nostro Governo e dell’opinione pubblica, che, anestetizzata dai giornali, sorride compiaciuta alla lunga sequela di boutade, mentre i vertici della Chiesa, scuotono il capo ma non riescono, come accade troppo spesso oramai, a toccare il cuore dei fedeli, suscitando ondate di sincero sdegno e la voglia di cacciare a pedate Gheddafi nei suoi deserti.

Se, al contrario, Berlusconi o qualunque altro leader cristiano, si fosse azzardato a fare e dire le stesse cose di Gheddafi in un Paese musulmano scelto a caso, oggi saremmo sull’orlo di una guerra mondiale di religione e l’improvvisato oratore giacerebbe nelle segrete più recondite delle prigioni mediorientali, mentre i kamikaze farebbero a gara per farsi esplodere nelle capitali europee.

C’è in Europa e nella Chiesa una pericolosa deriva di tolleranza che tende a trasformarsi in tacita acquiescenza di fronte a provocazioni insostenibili.

È tempo che la Chiesa riacquisti il suo ruolo di guida carismatica e che i Governi riscoprano radici e sentimenti del popolo che rappresentano.

Tolleranza ed integrazione restano valori fondanti ed insostituibili che qualificano un popolo, ma se si trasformano nel diritto di altri a mortificare le proprie origini, allora la tolleranza si chiama stoltezza.