Il Crocetta ter ed il suo potere taumaturgico di risolvere i problemi prima ancora di insediarsi, di trovare il lavoro che non c’è, di mettere d’ac cordo cane e gatto, preda e cacciatore e perfino cuperliani e renziani.

“E’ un nuovo inizio”. battezza così il suo governo ter il presidente della Regione Rosario Crocetta. Ed è vero! Il clima che si respira non è quello di un rimpasto confuso e farfugliato ma quello dell’inizio di una esperienza nuova e portatrice di grandi risultati, l’entusiasmo che ci si aspetterebbe all’insedimento di un presidente appena eletto e dal quale si attendono grandi novità positive..

Un clima nuovo ed inatteso. Non ci sono i musi lunghi che si vedevano da quasi due anni in sala Alessi al terzo piano di palazzo d’Orleans. Non ci sono i grandi assenti, le grandi polemiche politiche. Al contrario ci sono tutti: i cuperliani come i renziani, gli uomini dell’Udc di ieri e quello di oggi, i dissidenti ed i lealisti, i megafonisti e gli ex Drs oggi Pdr, insomma i cardinalini. C’è anche Lino Leanza con un paio di deputati che certamente andranno con lui. Ne approfitta per annunciare che ha deciso di lasciare il movimento ai 5 deputati (Sammartino, Sudano, Anselmo, Ruggirello e Nicotra) che non si sono accodati nella scelta dell’assessore Caleca anche se non contestano l’uomo ed il profilo professionale. Una separazione che era nell’aria da tempo e che matura così ma ha diverse altre ragioni molto più profonde.

Ma all’indomani del grande insediamento l’attenzione è tutta puntata sulla nuova giunta che sembra avere poteri quasi taumaturgici. ieri stesso, appena decretata ed insediata, la giunta si è riunita e mentre gli assessori rilasciavano interviste per precisare che dovranno verificare la situazione per comprendere come intervenire e dunque non possono dare ricette, almeno per il momento, arrivano due righe del Presidente Crocetta che ha già risolto il problema dei precari ex Pip.

“Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta e l’assessore al Lavoro, Bruno Caruso, comunicano – si legge nella nota partita da Palazzo d’Orleans – che è stata individuata una soluzione per gli ex Pip. Non ci sarà dunque nessuna interruzione delle prestazioni lavorative”.

Quale sia la soluzione lo sanno solo loro, ma i Pip possono evitare di protestare, è il messaggio che parte. Potere quasi taumaturgico, dunque, visto che l’imposizione delle mani della nuova giunta ha già risolto il problema dei Pip.

Ma non basta. Il Crocetta ter è anche il governo del ritorno per tutti gli ex, anche quelli allontanatisi sbattendo la porta o messi alla porta. E l’elenco è lungo ma inizia dalla sorpresa delle sorprese 8non troppo in realtà per i conoscitori della cose regionali e crocettiane).

Torna Anna Rosa Corsello. l governatore ha presentato una relazione a sua discolpa. Lo ha fatto per il tramite del segretario generale Patrizia Monterosso suo eterno e grande sponsor. E adesso che nel governo non ci sono più i suoi detrattori, ovvero l’assessore al lavoro Giuseppe Bruno e soprattutto la giovane Nelli Scilabra, lei può tornare al suo posto ovvero alla guida del dipartimento Lavoro.

Torna di scena anche un ex dirigente generale esterno come Marco Lupo. Crocetta lo ha nominato durante la conferenza di insediamento della nuova giunta. Andrà a fare il commissario per il rischio idrogeologico ovvero a ricoprire il ruolo lasciato da Maurizio Croce nominato assessore.

E resta, invece, anche se con un ruolo diverso, Salvatore Calleri, l’assessore all’Energia difeso da Crocetta ma silurato nell’ambito del complessivo quasi totale azzeramento della giunta. Per lui si prepara un ruolo da supercontrollore degli appalti, una sorta di verificatore di cosa fanno le Urega, come assegnano le gare d’appalto e così via.

Tutti d’accordo, dunque, e qualcosa per ciascuno ma intanto non si riesce a trovare l’accordo per l’elezione del vice presidente dell’Ars che slitta al 18 novembre. Urlano all’ennesimo scandalo i grillini.

“Non ci stiamo – dicono a gran voce -. La vicepresidenza andava votata, basta con le meline e i continui rinvii appesi alle scuse più assurde possibili. “La verità – dicono i deputati pentastellati – è che non riescono mettersi d’accordo a chi assegnare la poltrona e vogliono infilare in un unico calderone anche le presidenze di commissione per escluderci e blindare il Palazzo. Non possono correre il rischio che arrivando spaccati al voto, sulla ruota della vicepresidenza esca il simbolo del Movimento 5 Stelle. Si troverebbero dentro alla misteriosa stanza dei bottoni occhi ed orecchie indiscreti che renderebbero impossibili certi giochetti e la censura delle informazioni scomode. Con noi dentro, ad esempio, la busta paga dell’ex segretario Di Bella non sarebbe uno dei misteri d’Italia, né sarebbe passata sotto silenzio la questione dei rimborsi delle spese di rappresentanza, di cui siamo venuti a conoscenza solo dai giornali”.

E l’aula resta ferma mentre attendono la riforma delle province, il bilancio di previsione, la riforma della formazione e chi più ne ha più ne metta.