L’ elenco del pizzo è stato trovato nei pantaloni di Giuseppe Tantillo, 36 anni, fratello di Domenico, considerato dagli investigatori il nuovo capo della cosca del Borgo Vecchio. Assieme al padre gestiscono lo storico chiosco di frutta e verdura, con annessa bottiglieria, conosciuto da tutti i palermitani. I militari sono andati ad arrestarlo alle 3 di mercoledì ed hanno perquisito la sua abitazione di via Muzio Salvo Rosini.

L’ultima mappa del racket è finita subito al vaglio degli investigatori che stanno identificando tutti i no mi ed i negozi. Ci sono un paio di pub e un distributore di carburante che, come il resto delle attività, si trovano tra via Crispi, il porto, via Isidoro La Lumia e la parte centrale di via Libertà, quella di competenza della cosca del Borgo.
Proprio una estorsione ad un locale di via La Lumia, il Berlin Cafè, viene contestata a Tantillo nel provvedimento di fermo.

L’ avrebbe messa a segno assieme a Nunzio La Torre, pure lui arrestato, imponendo al titolare una tassa di 150-200 euro, a Natale ed a Pasqua. I due sono accusati anche di avere taglieggiato la tabaccheria Virzì, di via Principe Scordia (500 euro a Natale e Pasqua); il chiosco di Piazza della Pace (500 euro) e la tabaccheria Currieri di via Crispi. Da solo invece avrebbe estorto denaro al pasticceria «Firicano» di via La Masa (200 al mese) e la trattoria «da Pino» di via Dello Spezio (200 al mese).

La zona di riferimento è dunque la stessa, le nuove vittime si trovano fianco a fianco con quelle vecchie, che pagavano da anni. Lui riscuoteva il denaro, ma il vero capo sarebbe stato il fratello maggiore, Domenico Tantillo, che poteva contare su una batteria di estorsori formata da Girolamo Ciresi, Antonino Abbate, Salvatore Ingrassia, Nunzio La Torre.

Tra gli estorsori ci sarebbe anche l’architetto Salvatore Scardina, 65 anni, lavora a Roma, ma ha tanti interessi a Bagheria. Condannato ad 8 anni nel 1999 per associazione mafiosa, l’ architetto è stato testimone alle nozze di Gaetano Sangiorgi e Angela Salvo, la nipote di Ignazio Salvo, l’ esattore mafioso assassinato davanti alla sua villa di Santa Flavia. Sangiorgi è stato condannato all’ ergastolo per questo delitto, mentre Scardina e indicato come un «colletto bianco», formalmente affiliato a Cosa Nostra ed in contatto, già dalla fine degli anni ’80, con gli ambienti della politica e dell’ imprenditoria romana che contano.

Adesso è finito di nuovo nei guai per due estorsioni, ma di quelle pesanti. La prima è ai danni dell’ imprenditore Giuseppe Bucaro che si era assicurato la fornitura dell’ acqua per il Comune di Santa Flavia. Una tangente da 10 mila euro che sarebbe finita nelle casse del mandamento di Bagheria. La seconda è ancora più grossa: 20 mila euro. Per l’ accusa l’ avrebbe pagata Salvatore Martorana, amministratore della ditta «Eurocostruzioni spa».

Per anni il nome del professionista è stato quasi dimenticato, ma di recente sono tornati a parlare di lui una sfilza di pentiti: Antonino Zarcone, Salvatore Lo Piparo, Vincenzo Gennaro e Rosario Flamia. Quest’ ultimo dice sia un «una persona di spessore, di alto spessore mafioso», in contatto con Pino Scaduto e «per tale ragione, continua a gestire alcune lucrose estorsioni in danno di imprenditori di Santa Flavia». Dopo queste dichiarazioni i carabinieri gli hanno piazzato una microspia dentro la macchina, monitorando in diretta i suoi frequenti viaggi tra Roma e Santa Flavia, dove ha una villa. Entrambe le vittime del pizzo hanno ammesso i pagamenti.