“Sono evidenti i primi bagliori di una giornata speriamo luminosa che è la ripresa economica che tocca la Sicilia. La ripresa è iniziata anche in Europa e nell’isola mostra un’inversione di tendenza e un certo dinamismo positivo di gran lunga superiore ad altre regioni del Mezzogiorno, solo per il Pil è prevista una crescita per l’isola che è il doppio della Campania”.

Lo dice l’assessore all’Economia Gaetano Armao, commentato il quadro dell’economia siciliano emerso dal terzo numero del rapporto sull’andamento dell’economia isolana “CongiunturaRes”, realizzato dall’Osservatorio congiunturale della Fondazione Res
in collaborazione con UniCredit Group, e presentato a Villa Zito, sede della Fondazione Banco di Sicilia, a Palermo.

Per l’occasione erano presenti anche il coordinatore scientifico della Fondazione Res Pier Francesco Asso, il responsabile Analisi Economiche della Fondazione Res Adam Asmundo, il direttore della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti e il direttore di Confindustria Sicilia Giovanni Catalano.

Armao ha indicato come la strada per lo sviluppo economico dell’isola quella del credito d’imposta. “Il Governo siciliano” farà la sua parte “con gli investimenti previsti nella Finanziaria e con il credito d’imposta che è un’importante opportunità in questo senso: partirà da marzo e sarà un’ulteriore leva per la crescita della Sicilia”.

Poi è tornato sul federalismo fiscale: “Il federalismo è una buona strada per la Sicilia,
però non quello che propone il Governo nazionale che mette in difficoltà l’economia siciliana e non è accompagnato da un sistema equilibrato che eviti sperequazioni tra Nord e Sud”.

Per Asmundo “quello che emerge è un quadro contrastato: l’aumento dei consumi e del Pil farebbero pensare ad una falsa ripresa, ma in realtà a questa non corrisponde un aumento della produzione regionale. In crescita la domanda, ma non l’offerta. Ciò indica che il futuro sarà problematico non solo per le strutture produttive ed industriali, ma anche per l’occupazione”.

Dati positivi, più dinamici di quelli nazionali, risultano quindi quelli dei consumi delle famiglie, nel 2010 in aumento del 2,1 per cento, incremento medio del tutto ascrivibile alla dinamica di spesa sanitaria (4,2 per cento), trasporti (4,5 per cento) e comunicazioni (8,6 per cento).

In crescita, ma più lentamente, il Pil (1,3 per cento) e in ripresa anche gli scambi con l’estero (le importazioni si assestano sul 36,2 per cento, seguite dall’esportazioni pari al 34,7 per cento).

Critico il tasso della disoccupazione, pari al 13,7 per cento, mentre risultano stazionarie le spese dell’amministrazione pubblica “coerenti col riassetto dei conti pubblici” aggiunge Asmundo.
Nel corso dell’incontro, è stata presentata anche un’indagine congiunturale sulle imprese dinamiche nel 2010: sono 342, selezionate su un campione di 1260 realtà produttive considerate innovative e al loro volta scelte su un ventaglio più ampio di oltre 4000 imprese.

Su questi esempi virtuosi è stato concentrato il rapporto Res 2009 “Remare controcorrente”.