Il tema principale è il cosiddetto elefante nano, che nella preistoria viveva indisturbato nella nostra terra. Lo scopo è rispondere a due domande: Perché si è estinto? C’è un legame con il “liotru” simbolo di Catania?

Il mezzo è il documentario “L’elefante nano, tra scienza e mito”, ideato e diretto dall’autore esordiente Teodoro Francesco Liberto, 27 anni, che grazie alle sue conoscenze informatiche ha curato il documentario in ogni aspetto, dalle riprese al montaggio.

L’idea di approfondire la storia di questo animale è nata nel 2009 e due anni dopo Liberto, in collaborazione con Catania Film Commision e il Comune di Acicastello, realizza il suo lavoro.

“Questa mia prima opera, mi ha fatto innamorare ancora di più della mia Catania e della Sicilia – dice il regista. Penso che possa essere interessante non solo per la nostra regione, ma anche per altre parti del mondo in cui sono state ritrovate tracce dell’elefante nano”.

La storia dell’elefante si intreccia secondo l’autore con quella mitica dei ciclopi. Alcuni studi recenti, infatti, hanno dimostrato analizzando i resti dell’elefante nano, che i ciclopi non erano giganti con un occhio solo, ma elefanti nani appunto.

E si intreccia anche con la storia del nostro “liotru”. La leggenda narra che un uomo di nome Eliodoro creò l’elefante con la pietra lavica e lo animò grazie alla magia, cavalcandolo in giro per la città. E il documentario tocca anche questo aspetto, cercando ed immaginando dei collegamenti.

Epidemia, cambiamenti climatici, presenza dell’uomo. Difficile individuare con prove scientifiche il vero motivo dell’estinzione dell’elefante nano, ma le tracce di questa presenza restano nella nostra città, scolpite nella pietra.

Ci sono in programma altri progetti legati a Catania e alla Sicilia?

“Mi piacerebbe dedicarmi ancora al lavoro di documentarista, ho già in fase di elaborazione un’idea su Vincenzo Bellini e sarebbe interessante coinvolgere le tv locali. Inoltre, per quanto lavorare individualmente mi abbia dato grandi soddisfazioni, sarebbe bello poter creare una squadra”.

Raccontando la storia della Sicilia il giovane regista punta a far capire ai giovani cosa vuol dire essere siciliani. Non una vergogna ma un vanto, visto anche i grandi artisti e l’immenso patrimonio culturale di cui questa terra è provvista.