La guerra a colpi di carta bollata continua. Il caso delle elezioni regionali suppletive di Siracusa sembrava essere archiviato con le operazioni di voto dello scorso 5 ottobre nelle sezioni di Pachino e Rosolini che hanno portato alla riconferma del democratico (e cuperliano) Bruno Marziano e all’elezione di Pippo Gennuso (in lista col Pds-Mpa) a scapito di Pippo Gianni (che sedeva fra i banchi dei Pdr), ma c’è una novità che rischia di allungare ulteriormente una querelle già complessa di suo.

Proprio oggi Gianni, infatti, ha diffuso una lettera, scritta in realtà due giorni fa, in cui denuncia ‘irregolarità formali e sostanziali’ nelle elezioni di tre settimane fa e si rivolge alla più alta carica dello Stato, il presidente Giorgio Napolitano, non tralasciando però il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il governatore Crocetta e tutti i deputati regionali con in testa il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone.

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Gianni descrivendo una serie di articoli della legge 29/51, che regolamenta proprio l’elezione del presidente della Regione e dei parlamentari di Palazzo dei Normanni, contesta delle “evidenti illegittimità di natura amministrativa” specificando soprattutto che si sarebbe verificato ‘il superamento dell’autonomia del Parlamento regionale’.

Secondo l’esponente politico siracusano “nei seggi elettorali del Comune di Pachino, gli elenchi degli aventi diritto al voto, in palese contrasto con quanto disposto dalla sentenza del C.G.A n. 394/2014, contenevano diverse anomalie, finanche i nominativi dei defunti, causando la vidimazione di un numero maggiore di schede elettorali rispetto al reale corpo elettorale”.

Inoltre, Gianni ipotizza che a Pachino gli elettori “non sono stati regolarmente informati della ripetizione del voto nelle sei sezioni previste nella sentenza del C.G.A., infatti l’affissione e la pubblicazione dei manifesti elettorali è avvenuta in palese contrasto con quanto previsto dalla norma e nessun adempimento relativo alla comunicazione ed all’informazione è stato ottemperato nei confronti degli elettori residenti all’estero”.

L’ex deputato regionale si sofferma anche sulla rielaborazione delle cifre dopo il voto eiIn una lunga analisi sostiene che la sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa (che ha stabilito il ritorno alle urne in nove sezioni della provincia di Siracusa portando indietro le lancette all’autunno 2012) “ha aperto una falla nel sistema, che consentirà ad ogni elezione la predisposizione di ricorsi tendenti ad una ripetizione del voto”.

Ricordando come si sia giunti alle elezioni suppletive ed entrando nel merito della questione Gianni denuncia: “in buona sostanza, seguendo l’argomentare logico della sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia, basterà predisporre un ricorso elettorale, e far preventivamente sparire le schede o i verbali di riepilogo del voto oggetto della impugnativa, per ottenere la indizione di nuove elezioni nei seggi in discussione”.

Rivolgendosi al presidente Napolitano, Pippo Gianni chiede che “verifichi il conflitto fra poteri dello Stato ed il superamento operato dalla magistratura verso l’autonomia del Parlamento regionale siciliano”, mentre appellandosi ai ministri degli Interni e della Giustizia, chiede che “accertino il rispetto, da parte degli organi soggetti alla loro vigilanza, delle norme che disciplinano l’esercizio del voto”.

Infine il politico siracusano ricordando che è pendente una richiesta di ricorso sulla sentenza del Cga rivolge l’ultimo appello ai suoi ex colleghi affinché “esigano il rispetto dell’Autonomia Regionale Siciliana, evitando al momento la proclamazione quale logica conseguenza della volontà manifestata di proporre ricorso in Cassazione, e quindi fino all’attesa della pronuncia della Corte Suprema”.

Insomma il caso continua.