Una nuova struttura commissariale non serve alla Sicilia per risolvere l’emergenza rifiuti, sarebbe solo l’ennesimo grande affare nelle mani della Regione.

Proprio quando il presidente Crocetta si appresta all’ennesimo incontro con il sottosegretario Graziano Delrio giunto ieri sera a Palermo per spostarsi oggi a Lampedusa in visita ufficiale (a margine della quale si incontrerà col Presidente della Regione per fare il punto su bilancio regionale e richiesta emergenza rifiuti), arriva un nuovo stop alla richiesta avanzata insieme all’assessore Vania Contrafatto.

In realtà si tratta di un rinvio, il secondo, ma dietro ci sono motivazioni forti. Come la lettera dei presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, Ermete Realacci e Giuseppe Marinello (>LEGGI LA LETTERA<), che già lo scorso 12 dicembre hanno espresso la loro contrarietà con una missiva recapitata la scorsa settimana.

La Sicilia ha già i poteri che le servono per uscire dall’emergenza, non è tempo di poteri speciali e non si deve tornare ad epoche già viste nel passato più recente. Una lettera che ripercorre le ragioni degli ambientalisti che tornano all’attacco con una nota congiunta di WWF e Legambiente contro la dichiarazione dello Stato di emergenza

“Sono passati alcuni mesi da quando la chiusura della discarica di Mazzarà Sant’Andrea ha reso ancora più complicata la gestione dei rifiuti in Sicilia. Da allora il caos sembra regnare sovrano – scrivono WWF e Legambiente -. Da un lato c’è la corsa contro il tempo del dipartimento rifiuti nel tentativo di mettere toppe per chiudere le falle prodotte dalla totale assenza di una seria politica di gestione dei rifiuti, dall’altro un ridda di dichiarazioni del governatore Crocetta, poco ragionevoli sul piano tecnico e politico, che hanno perfettamente descritto lo stato confusionale in cui versa il settore”.

“Siamo alla riproposizione del modello degli inceneritori in versione ridotta, senza nemmeno l’ambizione che contraddistinse quel progetto. Chi c’è dietro questo ritorno al passato? È solo l’ultima trovata a sensazione del presidente Crocetta o è la “solita idea” che il governo nazionale prova a imporre a quello regionale così come tentarono invano di fare i governi Berlusconi e Monti. In quel caso ci fu la strenua ma efficace resistenza dell’assessore Giosuè Marino che riuscì a evitare il peggio”.

“Sorge spontanea una domanda: nell’interesse di chi stanno operando il governo nazionale e regionale? Vogliamo per il momento evitare riflessioni politiche e ci limitiamo a ribadire gli ormai arcinoti assunti tecnici:
per costruire un inceneritore o anche solo per adeguare un vecchio impianto di produzione di energia elettrica ci vogliono anni. La media italiana va oltre i cinque anni. Come si può sostenere senza suscitare ilarità che questo possa servire a evitare l’emergenza che si paventa a partire dal mese di marzo?

I Paesi del nord Europa, che pure usano gli inceneritori per garantire il teleriscaldamento delle case, sono in una profonda crisi perché hanno sempre meno materiale da bruciare a seguito dell’applicazione delle direttive comunitarie che da molti anni ormai impongono percentuali sempre più elevate di recupero di materia. Anche nelle regioni del nord Italia stanno chiudendo circa 10 inceneritori. Il decreto per uscire dall’emergenza in Campania prevedeva la costruzione di cinque inceneritori ma l’avvio di una seria raccolta differenziata ha di fatto impedito che se ne costruissero altri dopo quello di Acerra. Che senso avrebbe fare oggi, cioè fuori tempo massimo, una scelta rispetto alla quale tutti gli altri Paesi stanno tornando indietro per adeguarsi alle politiche europee?”

Chi propone oggi gli inceneritori in Sicilia -si chiedono gli ambientalisti – ha chiaro come questo confligga necessariamente con gli obblighi di recupero di materia che ci vengono imposti dalla normativa europea? Conosce le sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno condannato l’Italia proprio per il mancato rispetto della gerarchia che da priorità al recupero di materia?”

“Dal punto di vista economico e industriale, gli inceneritori stanno in piedi solo grazie al recupero del calore che costituisce circa l’80% dell’energia recuperata dalla combustione. Per provare a costruire gli inceneritori anche nelle regioni calde, come nel caso del piano Cuffaro, si attuò una truffa ai danni dei cittadini italiani estendendo per alcuni anni a questi impianti il sostegno economico previsto per le rinnovabili. Oggi nessuna banca presterebbe un solo centesimo per la costruzione di un impianto d’incenerimento, a meno che non si provveda a truffare nuovamente gli italiani scaricando sulle loro tasche i costi di un’attività fisiologicamente in perdita”.

“In Sicilia non è mai partita una vera e generale Raccolta Differenziata, la sola che può consentirci di rispettare gli obiettivi di riciclo e riduzione rifiuti e ridurre le tariffe ai cittadini”

Dunque non serve una dichiarazione d’emergenza “A tutt’oggi non si capisce per quali scopi dovrebbe essere concessa. A leggere le dichiarazioni rilasciate dal presidente negli ultimi due mesi l’emergenza sarebbe servita a:
distribuire alle famiglie siciliane le compostiere domestiche (metodologia che viene correntemente utilizzata da oltre vent’anni nell’ambito delle raccolte differenziate in aree extraurbane);
a riaprire qualche vecchia discarica (peccato che non si possa a fare e che nel frattempo sia arrivata una condanna della Corte di Giustizia Europea proprio per quelle discariche); da ultimo per realizzare tre inceneritori”

Eppure Crocetta e Contrafatto insistono. Oggi a Delrio il presidente della Regione porterà il suo decreto di proroga di 6 mesi del commissariamento degli ato rifiuti visto che la riforma e le Srr non decolanno e illustrerà i problemi che ne derivano ‘accusando’ al sottosegretario i funzionari del Ministero dell’ambiente che ieri lo hanno nuovamente stoppato.

Intanto sul fronte caldo delle discariche sembra sia quasi tutto pronto per la riaperturadi Siculiana, La dicscarica che, chiudendo per riempimento, ha causato il passaggio dalla fase di difficoltà all’emergenza acclarata dell’ultimo mese o poco più. ma anche la riapertura sarà una soluzione tampone.