L’Eni è pronta a lasciare la Sicilia, dismettendo gli stabilimenti nelle aree industriali di Gela e Priolo. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, al termine di un incontro con i sindacati confederali invita il premier Matteo Renzi a convocare un Consiglio dei ministri a hoc e parla di scelta antimeridionalista del colosso italiano dell’energia.

L’incontro tra Crocetta e i rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil era finalizzato a valutare la situazione degli stabilimenti Eni in Sicilia e in particolare le notizie anticipate dalla stessa Eni di dismissione delle aree industriali di Gela e Priolo. La presidenza della Regione e i sindacati su questo tema parlano lo stesso linguaggio dei lavoratori del petrolchimico e degli enti locali, fortemente preoccupati sulle prospettive porterebbero alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

“Ravvisiamo nella scelta dell’Eni  – si legge in una nota congiunta di Regione e sindacati – una linea profondamente antimeridionalista che deindustrializza il sud, aggravando i problemi economici e di divario sociale che le regioni meridionali vivono.

“Dalla crisi – continuano Regione e sindacati – si esce con piani credibili di rilancio e di riconversione, non con le dismissioni o con la promessa di futuri quanto aleatori investimenti. Governo e sindacati, hanno già registrato in passato da parte dell’industria nazionale profonde delusioni, vedi caso Fiat, laddove sono arrivate solo dismissioni e non investimenti. Governo e sindacati ritengono che la vertenza Eni sia regionale e meridionale e pertanto nazionale, sono in discussione le politiche nei confronti del Mezzogiorno che non può vivere di finanza assistita, ma di lavoro e sviluppo produttivo”.

Secondo Crocetta  le “attuali linee dell’Eni rivelano un volto persino inedito, di un’azienda che sceglie di comportarsi con la logica che non tiene conto degli effetti disastrosi su comunità già profondamente provate dai danni ambientali. Non si può avere inquinato e sfruttato un territorio e abbandonare tutto asservendo la Sicilia e il sud a logiche di sviluppo di altre aree del paese. Occorre puntare sull’innovazione della chimica avanzata, una scelta che non può riguardare solo il nord ma anche il sud, su questo la Sicilia mostra da sempre grande disponibilità”.

“Sarebbe più costoso per l’Eni – concludono Regione e sindacati – il risarcimento dei danni ambientali provocati e il ripristino delle aree allo stato quo ante. Chiederemo al presidente Renzi una convocazione del Consiglio Ministri per affrontare la gravità sei processi avviati dall’Eni e all’Eni di fermarsi, per ripensare alle proprie strategie sul sud, che può essere una grande risorsa per il Paese e per il gruppo industriale. Sindacati regionali e governo saranno presenti domani a Gela alla manifestazione congiunta di consiglio di fabbrica, lavoratori, consiglio comunale e sindacati di categoria. E’ necessario rafforzare la mobilitazione di tutte le istituzioni e componenti sociali, per impedire un’azione devastante per l’economia e l’occupazione siciliana”.