Un’italiana, un’ungherese e un tedesco. Sembra l’inizio di una barzelletta, invece si tratta del piccolo aperitivo Erasmus con i ragazzi che circa due settimane fa sono approdati su quest’affascinante isola, lontani dalle loro città e della loro quotidianità: la Sicilia.

Ma perché hanno scelto proprio la nostra terra? Cosa ha da offrire a questi studenti stranieri la Sicilia, una regione che sicuramente non si trova tra i primi posti a livello di Università e da cui molti dei nostri scappano?

“Ho scelto la Sicilia perché non c’ero mai stata prima – dice Jutid, studentessa ungherese in Scienze della Comunicazione – ho lavorato a Roma come baby sitter, ma mi dicevano che la Sicilia era diversa dal resto dell’Italia. Mi hanno detto che era migliore per le persone che sono più aperte e socievoli”.

Anche Simon che viene dalla Germania, Monaco di Baviera, non era mai stato in Sicilia. “Il Nord Italia è più vicino alla Germania come mentalità. Sono venuto in Sicilia perché volevo conoscere una nuova cultura e vivere con un clima migliore, basta neve!”.

Cosa fanno questi ragazzi quando non vanno a studiare all’Università? E come si trovano in città?

“Ci piace uscire a fare delle passeggiate per vedere tutti i posti da visitare. Soprattutto la sera perché è una città molto vivace, da noi si va solo in discoteca o al pub, ma qui la vita è fuori. Mi sto trovando molto bene – dice Judit – amo la gente e il clima, qui sono tutti altruisti, ma hanno un piccolo difetto: sono lenti e ritardatari!”.

“Consiglierete ai vostri amici di andare in vacanza in Sicilia?”

“Sì certo, assolutamente! Anzi abbiamo raccomandato ai nostri amici di venirci a trovare”.

Potrebbe passarvi per la testa di restare qui? A fare che?

“E’ troppo presto per dirlo, sono qui da poco e mi sembra ancora una vacanza – dice Judit – ma mi piacerebbe fare un tirocinio o qualcosa del genere”. Simon, invece, non ha la possibilità di restare perché lavora come insegnante ed è quindi dipendente dallo Stato di Baviera.

“I racconti che si sentono sulla mafia non vi hanno spaventato o impressionato?” Judit ride “no, prima di venire mi sono informata, ho anche letto Gomorra, ma qui non si vede niente, non fa parte del nostro piccolo mondo”. A me – dice Simon – hanno detto: non andare c’è la mafia, ma io qui vedo solo i parcheggiatori abusivi e nient’altro. E’ un problema che c’è ma non si vede”.

Cosa raccontate a casa quando sentite le vostre famiglie? “Tutto quello che è successo, come sono gli altri, l’università, le cose che abbiamo fatto”. Una cosa che ha colpito molto Judit è il traffico: “Ogni volta che passeggio mi vogliono mettere sotto… Ma mi ha colpito anche il modo di fare dei ragazzi siciliani, sono molto aperti e ti fanno la corte”.

Pensate di tornare in Sicilia una seconda volta? “Ancora è presto per dirlo, ma chissà…”

E per quanto riguarda i siciliani che hanno partecipato all’ Erasmus?

Anche loro sono andati via per sei mesi per confrontarsi con culture e realtà diverse e per imparare una nuova lingua. Giulia Tumminelli ha scelto la Francia, Federica Sfilio, la Spagna. Come mai? “Ho scelto Parigi perché è una città cosmopolita e ricca d’arte e di bei luoghi da vedere”. “Ho scelto la Spagna per esclusione. Volevo una meta di lingua inglese, ma c’erano pochi posti e poi non avevo mai studiato lo spagnolo e ho voluto cogliere l’occasione”.

Sarebbero rimaste lì? Federica si trovava benissimo a Barcellona, ma nel momento in cui si è ambientata veramente ha sentito il desiderio di tornare nella sua terra, mentre Giulia ha intenzione di tornare a Parigi dopo la laurea per cercare lavoro.

Quali sono le maggiori differenze con l’Italia e la Sicilia? “La più grossa differenza con l’Italia – dice Giulia – è che lì la burocrazia e l’organizzazione sono impeccabili, ma soprattutto esiste la meritocrazia”. Anche per Federica l’organizzazione è superiore: “L’ambiente è multiculturale, i programmi di studio sono stimolanti e più pratici e in più non ho speso un euro per procurarmi il materiale di studio perché si trova tutto in biblioteca”.

Tante esperienze diverse, tanti studenti da tutto il mondo. Ma una cosa è certa: chiunque abbia partecipato al progetto Erasmus ne parla come una delle esperienze più belle della propria vita e ha ancora una luce negli occhi che si accende pensando a quei mesi lontani da casa tra mille avventure e tra mille esperienze che li ha fatti crescere.

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