Approvato a Sala d’Ercole, nel corso della seduta d’Aula, il ddl di autorizzazione all’esercizio provvisorio per il Bilancio della Regione siciliana. Trentanove i voti favorevoli, trenta i contrari. L’esame del testo, composto da 16 articoli originari, a cui si sono aggiunti una serie di emendamenti per la maggior parte ritirati, è proceduto abbastanza velocemente in Aula all’Ars.

Via libera dunque ai finanziamenti per Comuni e Province. Tra le misure che hanno ricevuto il parere favorevole anche l’accensione di un nuovo mutuo di 145 milioni di euro, lo stanziamento per Enti e Associazioni stimato in un milione e mezzo di euro e la somma di 340 mila euro per i comandati dell’assessorato Salute e del Dipartimento acque e rifiuti. Salvi anche alcuni musei privati come il Mandralisca di Cefalù.

E’ stato, invece, bocciato un sub-emendamento presentato dai deputati del Movimento 5 Stelle che prevedeva di escludere la possibilità per alcuni Enti privati di accedere al fondo di rotazione dell’Irfis FinSicilia pari a 15 milioni di euro prevista invece da un emendamento presentato dalla V commissione all’articolo 12.

Ma nell’esercizio provvisorio ci sono ben due ‘trucchi’ in vista della discussione sul bilancio di previsione 2015, due stratagemmi per tentare di salvare i conti siciliani. E’ emerso nel corso del dibattito intenso all’articolo 15 sugli accantonamenti tributari relativi ai rapporti finanziari Stato-Regione. Secondo quanto previsto dalla norma vengono “congelati” circa 1,7 miliardi di euro: saranno inseriti in bilancio quando il Governo nazionale riconoscerà alla Sicilia le entrate derivanti dalle ritenute sui  redditi di lavoro operate sugli emolumenti dei dipendenti pubblici che prestano servizio in Sicilia, ma che vengono riscosse a Roma.

Per l’assessore all’economia Alessandro Baccei si tratta di una “norma simbolica” ma l’articolo rappresenta, in realtà, una sorta di pre- contenzioso con lo Stato. “Prevalgono i diritti statutari”, dice il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.

In pratica la Sicilia si appresta a presentare il conto allo Stato, un conto proprio da 1 miliardo e 700 milioni di euro. “Non mettiamo l’accantonamento – aveva chiesto Marco Falcone, capogruppo FI – dobbiamo invece inserire una norma di entrata senza accantonamenti, che sia lo Stato a bocciare la norma davanti alla Corte Costituzionale”.

“La norma approvata non ci consola – dice il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone – ma andiamo a piccoli passi, abbiamo davanti a noi diversi mesi di finanziaria per rivendicare con lo Stato quanto ci spetta respingendo ogni atteggiamento di supponenza dello Stato nei confronti della Sicilia, riscontrato anche dai nostri componenti nella commissione paritetica a cui viene impedito di funzionare. E’ ora che questa storia abbia fine”.

Ma oltre ad attendere (e pretendere) questa somma dallo Stato nella speranza che arrivi e soprattutto che si faccia in tempo per salvare i conti, la Sicilia prende tempo sull’armonizzazione dei sistemi contabili. Si tratta di un dettaglio tecnico ma che ha grande effetto sui conti e sulla capacità di spesa. Lo fa attraverso una norma di rinvio dell’applicazione dei principi previsti dal decreto-legislativo 118 del 2011, modificato e integrato dal Consiglio dei ministri lo scorso agosto.

La Sicilia, insomma, non metterà a posto i conti quest’anno ma dal 1 gennaio 2016. In base alla norma, inserita nel bilancio provvisorio votato dall’Ars, l’armonizzazione contabile per la stesura dei bilanci di Regione, enti locali ed enti strumentali siciliani è, dunque, rinviata. Se ci fosse ancora il controllo del commissario dello Stato questa norma sarebbe certamente cassata. ma il Commissario non ha più questo potere per effetto della sentenza della Corte Costituzionale di due mesi fa.

Il Dl 118 prevede anche controlli più stringenti sui bilanci, affidandoli a un collegio dei revisori contabili che opererà in stretta sinergia con la Corte dei Conti. A spingere per il rinvio dell’armonizzazione contabile è stata anche l’Anci Sicilia, l’associazione dei comuni dell’isola. ma questa ‘furbata’ potrebbe ancora essere impugnata dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero degli affari regionali. La Sicilia conta sul fatto che, visti i tempi lunghi dio una simile procedura, se anche Roma dovesse fare questa scelta, nel frattempo il bilancio 2015 potrebbe essersi salvato.

Nel 2016 si vedrà!