Fine anno movimentato per la politica siciliana. Dall’assemblea regionale fino al Comune di Gela non c’è pace per gli amministratori e per i cittadini amministrati. Proprio a gela si consuma la tragedia greca a 5 stelle. Va verso l’espulsione dal movimento Domenico Messinese, il sindaco di Gela eletto appena qualche mese fa.

La decisione potrebbe arrivare già nella giornata di oggi anche se non ci sono notizie ufficiali. Messinese, ingegnere di 50 anni è finito nel mirino lunedì quando ha licenziato in tronco tre assessore tutti attivisti del movimento. Quattro dei 5 consiglieri del movimento hanno subito preso posizione contro questa scelta. Si tratta, però, solo della goccia che ha fatto traboccare il vaso. La tensione fra Messinese e il suo movimento si era percepita già durante la campagna elettorale che lo ha poi portato a diventare sindaco appena sei mesi fa, a giugno del 2015.

Ma la vicenda Messinese non è l’unica che agita le acque. Oggi dovrebbe arrivare all’Ars la legge di esercizio provvisorio dopo che ieri la conferenza dei capigruppo ha bocciato l’idea dell’assessore Baccei di votare bilancio e finanziaria nonostante i ritardi e lasciando la regione con i conti bloccati per tutto gennaio.

L’esercizio provvisorio avrà validità due mesi, fino al 29 febbraio ma intanto oggi si tornerà a discutere il Dpef già bocciato prima di natale e riproposto. Infine ieri sera la maggioranza è andata ancora sotto,m battuta in aula quando è stato cassato, dalle variazioni di bilancio 2015, il provvedimento che ripianava le perdite di Riscossione Sicilia. La società dovrà ora portare i libri in tribunale e sono a rischio gli 800 lavoratori ma come se non bastasse è anche scontro fra l’Ars e il presidente di riscossione Sicilia Antonio Fiumefreddo che ha parlato di ‘farabutti travestiti da parlamentari‘. Frasi che non sono andate giù al presidente dell’Ars che ha convocato un consiglio di Presidenza d’urgenza per difendere l’onorabilità e la libertà del parlamento siciliano.

Il colpo di grazia è arrivato dalla Corte dei Conti che boccia il riaccertamento dei residui attivi e  parla complessivamente di un altro buco in bilancio da 308 milioni nel 2015 che si aggiunge ai 1400 milioni previsti nel 2016.

In questo clima parlare di bilancio non sarà semplice.