Dopo l’iniziativa promossa dal Comitato “Etnalibera”, costituito da associazioni, operatori e singoli cittadini, accomunati dall’idea di eliminare ogni divieto alla libera fruizione dell’area sommitale e delle manifestazioni eruttive del vulcano, ospitiamo il pensiero di Francesco Schillaci, presidente di Cta Sicilia che, al contrario non è favorevole alla riapertura della zona sommitale del vulcano.

Gentile Direttore,

Per coloro che non conoscono l’antefatto la nostra lettera trae spunto dalla iniziativa denominata “ETNA LIBERA” intrapresa da alcune associazioni escursionistiche per “ Liberalizzare” l’accesso alle parti sommitali dell’Etna crateri inclusi .

Qualcuno , leggendo le dichiarazioni che seguono , potrebbe interrogarsi sulla congruenza o ravvisare un contrasto tra la dizione della nostra associazione “Centro Turismo Ambientale Sicilia” e questo articolo ,sarebbe una lettura a nostro avviso superficiale , certo è scomodo prendere posizioni avverse ad un sentimento che istintivamente potrebbe incontrare anche il ns favore , ma cercherò di spiegare perché NON siamo favorevoli all’iniziativa del comitato ETNA LIBERA .

L’Etna vale certamente più di una “ battaglia civile ”, essa a nostro avviso dovrebbe essere “somministrata” con attenzione e in logica di sostenibilità (nel tempo , nella misura compatibile , senza deformazioni e sfruttamento intensivo ) . Pensiamo a servizi dedicati efficienti ed efficaci , itinerari e informazioni pensate e attive per una platea vasta di visitatori , una rete di strutture e infrastrutture di supporto funzionali e funzionanti ,una sentieristica culturale e naturalistica attiva e che valorizzi il territorio , segnalazioni viarie efficaci per chi la raggiunge con mezzi , aree parking adeguate , pulizia e ovviamente la sicurezza dovrebbero essere poi elementi primari su cui tutti gli attori (associazioni incluse) dovrebbero concentrarsi e attivarsi , ivi incluse “ battaglie” civili di sensibilizzazione e perché no! anche con raccolte di firme da parte della collettività,tutto questo in una “Sicilia ideale” a cui nonostante le avversità non cessiamo di sperare

Non volendo dilungarci oltremodo ,mi riallaccio all’oggetto della lettera e rifletto a voce alta , ma perché , quindi , con le tante cose da fare , tante battaglie e iniziative su cui ci si dovrebbe impegnare PRO-ETNA , ci si ostina a “mobilitarsi” su cause oggettivamente rivolte a pochi , non certo alla collettività intera e inoltre su una iniziativa che pone le sue fondamenta su in rischio presente e ineludibile circa la sicurezza e la vita delle persone.

Sembra già dimenticato che il divieto di accesso delle parti sommitali dell’Etna è nato sulle ceneri e sulla memoria di ben 9 vite umane spezzate ed oltre 30 altre persone ferite gravemente , sembra dimenticarsi che stiamo parlando non di un cratere dormiente ma “del” Cratere Vulcanico non solo più alto ma il più attivo d’Europa ,contraddistinto da una attività costante , continua e peggio ancora repentina , un cratere che non regala blande fumarole o “innocui borbotti” bensì improvvise esplosioni con lancio di materiali piroclastici sino a diverse miglia di metri in verticale e per un raggio di ricaduta misurabili in chilometri quadrati .

Purtroppo “al momento” la tecnologia non aiuta , chi volesse intraprendere una escursione sul cratere, prima di partire sarà impossibilitato a consultare il “meteo esplosioni” con validità settimanale o del giorno meno che mai dell’ora.

A nostro avviso mai tanto divieto , tra la giungla dei divieti a volte paradossali futili o inutili posti dalle autorità , fu in questo caso quanto mai provvido e opportuno , il rischio in gioco è davvero troppo elevato , poco contano qui i “galloni” di esperienza che alcuno “esperto” possa vantare , se poi come sembra l’azione di protesta richiede a gran voce una liberalizzazione per tutti all’accesso al cratere/crateri , ciò vorrebbe dire ancor di più esporre percentualmente più soggetti al rischio di incidenti o della vita stessa , senza dimenticare la cattiva pubblicità globale di ritorno .

Potremmo piuttosto noi associazioni impegnarci per “Battaglie” più largamente condivise come una regolamentazione e liberalizzazione all’accesso al cratere (attualmente fermo e vincolato solo ad operatore autorizzato che agisce in regime di monopolio) aperto ad una pluralità di soggetti che avvantaggi attori e fruitori , oppure impegnandosi per il ripristino dei sentieri del parco , delle staccionate , della raccolta rifiuti nelle aree naturalistiche attorno al cratere trasformate in discariche , o perché no provvedendo al ripristino della segnaletica naturalistica in sentieri troppo spesso abbandonati a se stessi , od anche ad adoperarsi per aprire e ristrutturare il sistema dei rifugi attorno all’Etna, la lista come si intuisce è lunga .

Concludendo, siamo quindi proprio sicuri che questa sia “la madre” delle battaglie da combattere per l’Etna ?

Dott. Francesco Schillaci
Presidente di CTA Sicilia