Nella terra che regalerà la vittoria al Movimento 5 Stelle alle elezioni europee che si celebrano ormai fra poco più di 72 ore, il premier Matteo Renzi prima annuncia il suo arrivo e dopo fa un passo indietro. Vuole evitare strumentalizzazioni, il segretario nazionale del Pd che nel pieno delle commemorazioni per l’anniversario della strage di Capaci, non avrebbe potuto non parlare di antimafia e magari intervenire a gamba tesa nelle tensioni fortissime all’interno del suo Pd. Quelle che hanno opposto il ‘prolifico’ governatore Rosario Crocetta al candidato Giovanni Fiandaca, per capirsi. E che hanno portato il presidente della Regione a puntare il dito contro il suo stesso partito accusato di fare antimafia di facciata.

Resta, comunque, il tema di fondo che ha fatto pensare a Renzi fosse necessario una nuova sortita in Sicilia a meno di dieci giorni dalla precedente visita: il rischio –  tutt’altro che infondato anzi corroborato da un sondaggio che fa tremare le vene ai polsi del premier – che in Sicilia il M5S farà il ‘cappotto’ al Partito democratico. Il sondaggio i cui numeri sono noti e che però la legge non consente di diffondere, non solo dà per vincenti i grillini ma la sorpresa ‘incredibile’ è quella dei numeri: uno scarto a due cifre (oltre il 10%, ben oltre) fra il partito di Beppe Grillo e quello di Matteo Renzi.

Nella regione che ha regalato il 61 a 0 a Berlusconi, sotto la sapiente guida dell’ormai scomparso Gianfranco Miccichè (molto più che trasparente in questa campagna elettorale in cui gareggia per Forza Italia), il risultato dei grillini, se fosse vera la previsione del sondaggio, regalerebbe a Grillo se non il sorpasso a livello nazionale del Pd, certamente un testa a testa che Renzi – nonostante le dichiarazioni ufficiali – non può e non vuole permettersi. La Sicilia dunque rischia di fare la differenza, anzi di sovvertire il trend nazionale consentendo al M5S un testa a testa che in molti consideravano impossibile, fino a qualche settimana fa.

D’Altronde che il premier sia preoccupato lo dimostra anche la chiamata alle armi che ha fatto ai segretari di partito della coalizione che siedono tutti in consiglio dei ministri. Nell’ultima riunione, la scorsa settimana, Renzi ha sbandierato due sondaggi: “Uno è quello che ci dà perdenti rispetto al M5S, ma io non ci credo. Questo è quello che ci dà in vantaggio, ma di poco”. Appunto.

Diciamolo però: la campagna elettorale per le europee in Sicilia è stata la più brutta a memoria degli ultimi anni. Inconsistente nei contenuti europeisti, mossa dalle stesse logiche clientelari di accaparramento del consenso che si manifesta quando in gioco ci sono poltrone che ai più sembrano più importanti, da quelle in palio con le amministrative a quelle delle elezioni nazionali. E non solo in casa Pd. Certo fra i Democratici la tensione è alla stelle e oltre a giocare la partita, già persa, del confronto con i grillini, nel partito democratico siciliano la battaglia è endogena. E la vittoria o la sconfitta di un candidato invece che di un altro segnerà la linea di demarcazione fra un prima e un dopo nella gestione del Pd, nella gestione dei rapporti fra il Pd e il governo regionale e anche nella sopravvivenza della giunta di Crocetta che travalicano il significato stesso della rappresentanza Dem nella circoscrizione Isole per il Parlamento di Strasburgo. Un clima da resa dei conti, insomma. Settantadue ore e il quadro sarà più chiaro.