Tutti dentro o tutti fuori. L’ultima parola spetta a Matteo Renzi che oggi alle 14 dalla sede del Pd del Nazareno sentenzierà sulla scelta dei candidati per le elezioni europee. E deciderà contemporaneamente il futuro del Pd siciliano. Già perché lo scontro in atto all’interno dei Dem dell’Isola con le strettissime refluenze che ha avuto nella scelta dei nomi dei nuovi assessori della giunta Crocetta, si placherà o forse semplicemente avrà un punto di svolta oggi quando Renzi farà distribuire ai componenti della direzione nazionale la lista con i candidati che verrà approvata a larga maggioranza, come sempre avviene ormai durante il mandato di Matteo premier.

Fuori di metafora: l’accelerazione voluta da Crocetta e incoraggiata se non sollecitata dal deputato Davide Faraone che ha bypassato la riunione della direzione regionale, fissata per ieri alle 15 e poi rinviata per manifesta inutilità, è stata causata dalla rimarcata volontà del Pd siciliano di escludere dalla corsa per le europee il senatore Giuseppe Lumia. Scelta che il segretario regionale Fausto Raciti ha operato in punta di statuto. La corrente dei ‘deroghisti’ però contesta a Raciti e al gruppo dei cuperliani il fatto che in un’elezione dove vigono le preferenze, escludere Lumia vuol dire imporre la conclusione della sua vita politica. Quando invece con le preferenze per essere eletto dovrà cercarsi ogni singolo voto.

Oggi dunque la decisione. Qualcuno sostiene che al premier Renzi sia stato consigliato di escludere dalle liste dei candidati siciliani per le europee tutti i ‘deputati’ sia regionali che nazionali che abbiano maturato più di tre legislature: e quindi ha consigliato di lasciare a casa sia Giuseppe Lumia che Antonello Cracolici e pure Giovanni Barbagallo. E se invece la logica renziana prediligerà la sicurezza del bacino di voti che questi ‘vecchi’ della politica portano in dote, allora il consiglio è di segno opposto: tutti dentro si candida anche Lumia. E certamente in questa opzione per far spazio a tutti bisognerà sacrificare qualcuno dell’elenco dei quattro più Caterina Chinnici che la direzione regionale del Pd ha votato qualche settimana fa a Palermo. In ogni caso per Raciti e il gruppo della dirigenza si tratta obiettivamente di una ‘sconfitta’ politica, di un declassamento delle proprie funzioni e dell’autonomia tanto decantata delle federazioni locali.