E’ una guerra civile senza esclusione di colpi che continua nonostante i confini siano già piuttosto marcati. Il caso Sicilia Democratica, con la scissione maturata in estate e che ha visto la separazione dei leanziani, prosegue in questi giorni tormentati che dovrebbero portare alla formazione del Crocetta quater.

Una vicenda più complessa di quanto si possa immaginare, iniziata già nella scorsa primavera (che per la politica è quasi un’era geologica), e culminata con la frattura.

Circa un mese fa, infatti, il gruppo parlamentare all’Ars ha sfiduciato l’ex capogruppo Totò Lentini che aveva promosso una federazione con il Pdr maldigerita da un’ala del movimento. La guida è così passata al siracusano Giambattista Coltraro.

Tutto comincia però nel maggio scorso, quando il fondatore Lino Leanza, titolare del simbolo di Sicilia Democratica, era ricoverato in fin di vita quindi impossibilitato a seguire la campagna elettorale. Lentini, per partecipare alle elezioni amministrative, registra Sicilia Democratica per le Riforme (anche all’Ars ha mantenuto questa denominazione fino al 6 ottobre scorso), un passo fondamentale per presentare le liste.

Dopo la morte di Leanza scoppia il putiferio: da una parte Lentini e Totò Cascio, big sponsor della federazione con i Pdr di Totò Cardinale, dall’altra il gruppo dei leanziani catanesi della prima ora (il vicepresidente del Consiglio comunale, Sebastiano Arcidiacono e i responsabili locali Giuseppe Siciliano, Orazio D’Antoni e Filippo Gagliano) che hanno trovato sponda con Coltraro, Lantieri e Currenti.

A questi si è poi aggiunto Salvo Giuffrida subentrato all’Ars proprio dopo la morte di Leanza. Proprio questo gruppo sponsorizzerebbe l’ingresso di Luisa Lantieri nella giunta regionale.

Intanto a Catania il prossimo 22 ottobre si celebrerà la prima Assemblea regionale di Sicilia Futura, la federazione nata dall’accordo tra Sicilia Democratica e Pdr. Ne farà parte anche Nicola D’Agostino che in estate si era avvicinato a Sicilia Democratica, ma a causa dei malumori interni, ha incassato il ‘no’ della maggioranza del gruppo parlamentare.

All’evento in programma giovedì parteciperà anche il sottosegretario alla Scuola, Faraone perché, spiega una nota, “la Federazione rappresenta uno strumento politico che tende ad aggregare un’ampia rappresentanza dell’area moderata e che guarda a Matteo Renzi come punto di riferimento politico nazionale e a Davide Faraone come leader e punto di riferimento regionale”.

All’assemblea di Catania sono annunciati anche “parlamentari delle regioni italiane, sindaci, assessori, consiglieri comunali e simpatizzanti che si riconoscono nel Movimento”, ma Arcidiacono – che gioca in casa – fa sapere: “Certamente noi non ci saremo”.

Il presidente vicario del consiglio comunale di Catania non si sbilancia, ma poi sospirando afferma: “Tutta questa vicenda è paradossale e non fa bene a nessuno. In primis alla Sicilia. Che peccato”.