“Dobbiamo difendere la nostra autonomia e far valere le nostre specificità, però non ci si può sedere ad un tavolo per costruire insieme un percorso di rilancio della Sicilia e contestualmente svolgere azioni di scontro con chi ti siedi al tavolo e con cui discuti su come rilanciare la Sicilia e su come fare riforme”.

E’ un ‘siluro’ inatteso al presidente della Regione quello di Davide Faraone durante la direzione del Pd a Palermo. Dopo che Raciti aveva gettato acqua sul fuoco,ci pensa il sottosegretario renziano ad aprire alla probabile polemica.

Il sottosegretario all’Istruzione non ha gradito le scelte ‘belligeranti’ del governatore che si sente messo all’angolo proprio dal suo partito, che ha deciso di ‘impugnare’ la legge di stabilità nazionale. una risposta indiretta anche al suo compagno di partito, Tonino Russo che aveva parlato di un governo “non fra i migliori possibili perché  il pesce puzza dalla testa, ovvero da Crocetta che giudico inadeguato nonostante cominci a condividere alcune azioni come il rialzo tardivo della testa nei confronti dell’esecutivo romano”.

“Questa scelta operata dall’esecutivo siciliano – ha proseguito Faraone – non mi sembra corretta e pratica. Il Governo nazionale potrebbe rispondere ‘aspettiamo che qualcuno si pronunci sui ricorsi presentati dalla Sicilia e sospendiamo il tavolo’. Questa risposta non ci sarà, il tavolo continuerà ad esserci però bisogna fermare questo atteggiamento schizofrenico. Dal Governo Renzi finora c’è stato un atteggiamento teso a volere costruire insieme le riforme. A volte mi sembra che invece ci sia in Sicilia ancora la volontà di volere mantenere status quo nei rapporti con il Governo nazionale”.

“Dobbiamo costruire un esempio di Governo per il Paese e invece rischiamo di apparire ancora come quelli che vogliono scambiare le riforme con le risorse economiche. Noi questo atteggiamento lo possiamo cambiare – aggiunge Faraone -. Ci sono tutte le condizioni per rendere utile e produttiva questa legislatura. Se abbiamo deciso di metterci la faccia è perchè ci crediamo. Si abbia quindi un atteggiamento più positivo ed unitario”.

Ma la direzione del Partito democratico si scalda anche su altri temi. C’è una parte del Pd che vuole resistere all’ipotesi di allargamento della base del partito verso altre forze politiche, come Articolo 4. Un certo mal di pancia è stato manifestato da numerosi esponenti del Pd siciliano a partire dello stesso Tonino Russo secondo il quale c’è il rischio di uno “scavalcamento” degli organismi dirigenti del partito definito sulla questione e chiede di trovare un punto di equilibrio “altrimenti si aprirà una gestione conflittuale all’interno del partito senza riguardi per nessuno”.

Ma se Russo rappresenta la minoranza interna, più pesante l’opinione dell’ex presidente della commissione regionale Antimafia, Lillo Speziale, che giudica la possibilità di ingresso di nuove forze politiche “una messa in crisi del sistema dei valori” un’operazione che può avere le caratteristiche di “un mercimonio”.

“L’adesione di Articolo 4 riguarda soprattutto le unioni provinciali di Trapani e Catania – ha sottolineato Anthony Barbagallo -. Tra un’ipotesi federale e di un allargamento esplicito, non ci sono dubbi che debba essere perseguita la seconda ipotesi. Se ci deve essere irrobustimento del partito deve avvenire nel pieno rispetto delle regole e dagli organismi di partito”.

L’adesione non sembra in dubbio vista la stragrande maggioranza di consensi, ma la polemica ed il dibattito interno sembrano altrettanto certi.

“Dal Movimento cinque stelle nei prossimi giorni ci saranno delle adesioni al Pd” ha annunciato Faraone ricordando che “pure il mio ministro all’Istruzione ha aderito al Pd, come stanno facendo altri. Anche nel M5S. Se ci rafforziamo è un bene per tutti”.

A causa del bilancio disastrato il voto è stato rinviato. A conclusione dei lavori la direzione del Pd ha dato mandato pieno al segretario Fausto Raciti di gestire l’allargamento del partito in Sicilia.