Non bisogna mai pensare che ciò che accade sia ineluttabile. Ne sono dimostrazione le migliaia di studenti scesi in piazza per rivendicare i propri diritti, per dimostrare, che le cose possono cambiare.

«I movimenti studenteschi sono i moti della speranza in un panorama così grigio». È questo il pensiero dell’On. Fausto Bertinotti, incontrato in occasione della presentazione del suo libro “Chi comanda qui?”.

Un titolo efficace, frutto di una riflessione sulle dinamiche reali che caratterizzano la nostra società, osservata con occhio indagatore da parte di un uomo che ha trascorso la maggior parte della sua vita in politica e che trasmette l’impressione di amare – e non poco – il proprio Paese.

Purtroppo, non sembrano essere giorni felici per l’Italia, investita da una crisi culturale, economica, identitaria ma soprattutto democratica. Eppure la nostra nazione dovrebbe essere tutelata da una Carta costituzionale, definibile, a parer di Bertinotti: «una delle migliori del mondo, nonché uno dei punti più alti nella storia del diritto costituzionale di tutti i tempi». Creata come atto di impegno in un ideale “mai piu!” relativo agli orrori del nazifascismo, fondata sui principi di libertà. eguaglianza, lavoro, pace e giustizia sociale, oggi la nostra Costituzione sembra essere stata tradita.

«Ogni cosa che impedisce il libero sviluppo della persona umana è contro la Costituzione. Vale per il lavoratore precario, per il giovane che non può frequentare l’università», continua l’ex presidente della Camera dei Deputati, ribadendo con forza, che la storia procede per rotture, salti, rovesci, sommovimenti.

E dopo anni turbinosi e tormentati dal punto di vista politico, tutto fa pensare che quello attuale sia proprio uno di quei momenti in cui sia necessaria una nuova democrazia, possibile solo di fronte a diseguaglianze senza precedenti.

D’altra parte, evitando volutamente grandi teorizzazioni, basti ricordare quanto sia drammaticamente aumentato il divario tra ricchi e poveri. Prendiamo ad esempio l’Italia: secondo i dati forniti dalla Caritas, nel nostro Paese sono oltre 15 milioni le persone definibili povere, ovvero appartenenti a nuclei familiari costretti a sbarcare il lunario con 600 euro al mese.

«Viviamo in una società drammaticamente diseguale dove la ricchezza dei pochi, spesso addirittura dei pochissimi, può coesistere con la povertà dei molti e con l’incertezza di tutti» – puntualizza Fausto Bertinotti – è questo tipo di società che deve essere messa in discussione» Ed invocando un intervento dello Stato al fine di garantire principi inalienabili per troppo tempo “trascurati”, ricorda la necessità di restituire dignità alla persona ed alle sue potenzialità, tutelate in virtù di una prospettiva di socialità. Tutto ciò è perseguibile a partire dal lavoro, «vero strumento di trasformazione della società ed elemento imprescindibile dalla sua modernizzazione».

«Negli ultimi 25 anni – continua Bertinotti – si è affermato il potere del mercato attraverso l’assolutizzazione della competitività, e tutto il resto è diventato irrilevante, come la condizione di vita delle persone, dei lavoratori». Appare più che mai inevitabile il bisogno di nuova socialità, nuova democrazia e nuovo senso di cittadinanza.

La crisi della democrazia, è imputabile al capitalismo e alla globalizzazione, processi caratterizzati da due forze contrapposte: da un lato una non indifferente spinta all’innovazione scientifica, tecnologica ed economica; dall’altro un concomitante impulso alla regressione nel livello di civiltà, nei diritti dei lavoratori, nei legami di solidarietà.

E se la crisi altro non è che la mancanza di un pensiero politico autentico capace di incarnare un’idea di sviluppo, solo una appare essere la soluzione percorribile per risollevare le sorti dell’Italia, ovvero «ricostruire la democrazia e le condizioni attraverso le quali la gente comune possa far valere i suoi bisogni tramite i propri diritti».

Proprio a quegli studenti, da tanti contestati, bisogna guardare come germe di partecipazione sociale e civileperché – conclude Bertinotti – sono la speranza nell’idea che che oggi governa il mercato ma domani potrebbe tornare a governare il popolo».