“Catania è una città che ha perso decoro e passione civica. C’è una stagione da chiudere. Va archiviata non solo la parte politica che l’ha rappresentata in questi anni ma vanno anche recuperati quegli slanci che la città ebbe e maturò negli anni ’90. Mi sembra importante che anche Catania, grande città e punto di riferimento della geografia politica ed umana del mezzogiorno, sia in sintonia con quello che accade nel resto del Paese dove è in atto una sorta di work in progress dove si sta ‘costruendo’ un po’ per volta…”.

Questo il pensiero del parlamentare nazionale di Sel, Claudio Fava, eletto in Lombardia, che da Roma ci dice la sua sulle prossime elezioni catanesi ‘lontane’ ormai ‘appena’ sessanta giorni.

Che sindaco immagina per Catania?

“Credo che Catania abbia bisogno di un sindaco che esprima una forte vocazione di cambiamento e di rinnovamento non solo rispetto al centrodestra ma anche rispetto ad alcune consuetudini ‘al ribasso’ che la politica ha avuto in questa città”.

Quindi?

“Ci vuole, insomma, un sindaco che sappia interpretare la fase nuova apertasi nel Paese. Mi piacerebbe immaginare un sindaco candidato insieme dal Movimento 5 Stelle e dal centrosinistra in nome di una vera proposta di cambiamento radicale e positivo. Sarei felice di non immaginare una competizione fra un candidato del centrodestra e uno del centrosinistra”.

Come giudica l’ennesima discesa in campo di Enzo Bianco?

“Una scelta legittima. Al di là delle vocazioni o delle scelte dei singoli possibili candidati, qui bisogna capire come Catania interpreterà quello che sta accadendo nel Paese. Una certezza, ripeto, è quella di chiudere ed archiviare bene e rapidamente quella che è stata l’impronta e lo stile di governo della città negli ultimi dieci-dodici anni”.

E poi?

“Altro è comprendere quale sia la nuova cifra, la nuova cultura di governo da anteporre. Riproporre formule che fotocopino ciò che era e accadeva a Catania venti o venticinque anni fa, sarebbe un esercizio sterile di immaginazione. Questo prescinde dalle persone e non riguarda Enzo Bianco ma sul come piuttosto portare avanti una campagna elettorale, un progetto di governo su temi, ambizioni e proposte che siano in linea con il cambiamento al quale stiamo assistendo, alla nuova stagione che stiamo vivendo”.

Ha un nome in mente?

“Assolutamente no. Il mio è un ragionamento sul metodo. Nel Paese si sta navigando a vista provando a costruire un percorso diverso. Sarebbe miserevole ridurre tutto ad un nome”.

Immagina anche a Catania il tanto ‘decantato’ modello Sicilia?

“Si dovrebbe provare a portare avanti una proposta di governo con un candidato sindaco che sappia far dialogare e mettere insieme tutte le forze di vero rinnovamento esistenti nel capoluogo etneo. A livello regionale, mi pare, si stia andando positivamente verso questa direzione al di là, poi, delle persone che la interpretano. Se in Sicilia in qualche modo un segnale diverso sta arrivando, dico che anche le recenti elezioni della Boldrini alla Camera e di Grasso al Senato fanno capire che qualcosa stia cambiando davvero. Anche Catania, come il resto del Paese, fa parte di questo tempo e anche la classe politica della mia città ha bisogno di riscrivere se stessa”.

Ci sono i margini per questo?

“Me lo auguro. So solo che provare a fare delle ‘sante alleanze’ che mettano insieme tutto e il contrario di tutto in nome del mito della governabilità sarebbe un errore madornale, un qualcosa di già sconfitto dagli italiani e dai catanesi…”.