La polizia ha fermato due scafisti che sono sbarcati lo scorso 5 giugno sulla nave Sfinge della marina militare giunta a Palermo. Nel porto erano arrivati 367 migranti di varie nazionalità che erano stati soccorsi nel canale di Sicilia in due distinte operazioni.

Il fermo è scattato per Pap Job, 24 anni, e Lamine Mamoda, 25, entrambi senegalesi, perché indiziati di appartenere a una organizzazione criminale che opera in Sudan e Libia, che si occupa all’ingresso illegale di cittadini extracomunitari nel territorio italiano.

Gli investigatori sono riusciti, con l’aiuto di un interprete, ad ottenere informazioni, da quattro migranti di nazionalità eritrea che dopo avere raccontato il calvario vissuto durante il viaggio per raggiungere le coste della Libia, hanno fornito dettagli importantissimi sulle persone che si sono occupate di trasportarli, una volta preso il largo, verso le coste italiane.

L’individuazione dei due presunti scafisti è avvenuta dopo il racconto di quattro naufraghi eritrei che hanno indicato due uomini fornendo informazioni su etnia ed abbigliamento, tali da permettere la loro identificazione. Il racconto dei quattro, sentiti in diverse fasi dagli investigatori, ha permesso di capire il modus operandi degli scafisti: i due si alternavano nelle operazioni relative al controllo della rotta al timone, e mantenevano i contatti con i complici tra le coste libiche e italiane, mediante un telefono cellulare.

Le indagini hanno rivelato che un viaggio, dal luogo di partenza e passando per la Libia, potesse arrivare a costare, al singolo straniero, quasi 5000 dollari. Le dichiarazioni, inoltre, dei testimoni, hanno confermato come la gestione del viaggio intero sia appannaggio di organizzazioni strutturate e transnazionali.