La stazione ferroviaria di Messina Centrale è stata protagonista oggi della seconda mobilitazione nazionale del Ciufer (dopo quella del 16 febbraio scorso), il Comitato italiano Utenti delle ferrovie regionali.

“Il Ciufer sta organizzando forme di mobilitazione e di rivendicazioni più incisive, chiamando a raccolta associazioni, movimenti, comitati diffusi sul territorio, ferrovieri”.

E’ quanto si legge in una nota stampa firmata da Giosuè Malaponti del Comitato Pendolari Siciliani, Domenico Gattuso del Ciufer e Giovanni Russo dell’Associazione Ferrovie Siciliane che spiegano:

“In direzione ostinata e contraria rispetto a quanto stabilito dal regolamento europeo 1370 del 2007, il servizio di trasporto ferroviario a scala regionale sta subendo, in tutta Italia, un degrado sistematico: il contratto di servizio non ancora sottoscritto tra la Regione Sicilia e Trenitalia; tagli e soppressioni di corse treno sistematiche; orari mal concepiti, non coordinati, spesso modificati senza preavviso; imposizione di coincidenze estremamente scomode; carenza/assenza di annunci “tempestivi” relativi ai disservizi; chiusura e degrado di centinaia di stazioni ferroviarie patrimonio della collettività; eliminazione dei binari di precedenza e d’incrocio nelle stazioni impresenziate; cancellazione, quasi totale, dei treni a lunga percorrenza fra la Sicilia e il Nord; veicoli vecchi e soggetti a guasti frequenti, peggioramento continuo dei servizi in termini di offerta e qualità (pulizia, servizi agli utenti, sicurezza); carenza di manutenzione, con il crescente rischio di incidenti a causa della riduzione della pratica manutentiva e dello stress conseguente all’inasprimento delle condizioni di lavoro dei ferrovieri.

Tutto ciò è inaccettabile, come inaccettabile è la cultura aziendalista e neo-liberista nei confronti di quello che è e deve rimanere un servizio di pubblica utilità, un bene comune non svendibile, un diritto alla mobilità sancito dalla Costituzione. Al sistema ferroviario nazionale viene imposta una trasformazione che si traduce in un generale squilibrio nel diritto alla mobilità dei cittadini; si è scelto di privilegiare progetti di grandi e costosissime opere (Legge Obiettivo, TAV etc…) che drenano ingenti risorse a scapito di servizi diffusi su tutto il territorio. Basti pensare che i viaggiatori che usano le Frecce sono appena 300 mila al giorno, contro i 3 milioni di pendolari che frequentano i treni regionali quotidianamente.

A dispetto di questi dati, si continua con politiche sistematiche e consapevoli volte a scoraggiare i viaggiatori dei treni regionali, mentre la domanda paradossalmente cresce, sia per la crisi economica del momento che per il caro carburanti.
Appare ingiusta e pericolosa perciò la politica di governo tesa all’abbandono delle ferrovie regionali. Viene perseguito l’interesse delle lobby dei costruttori e dei grandi gruppi finanziari, spesso ad opera di sedicenti manager di Stato, senza rispondere alla logica della pianificazione coerente dello sviluppo delle ferrovie che dovrebbe essere finalizzata alla corrispondenza fra domanda e offerta di trasporto, alla riduzione dei costi esterni per la collettività, al riequilibrio ferro/gomma, all’accessibilità territoriale diffusa, al raggiungimento di standard di servizio uguali in tutta Italia, a Sud come al Nord, nelle città come nelle aree periferiche, e paragonabili agli standard europei.

Sul sito web www.ciufer.it si trovano documenti importanti quali il manifesto del Comitato (Trasporti Equo-Sostenibili), la Vertenza nazionale per le Ferrovie Regionali, i primi documenti strutturati di Vertenza a scala regionale, il documento istitutivo del Tribunale dei Diritti del Viaggiatore, un’istanza da proporre alla Commissione Europea nei confronti del Governo italiano che viola il diritto internazionale, un’antologia di lettere emblematiche di viaggiatori del treno”.

ve.fe