Riecco la ‘finanza creativa’ nei conti della Regione siciliana. Proprio mentre il governatore tuona ‘basta drammi, i conti stanno tornando a posto, a tornare, invece, sono le mirabolanti operazioni finanziare per far quadrare i il bilancio siciliano.

Per spiegare la nuova invenzione proviamo a fare una metafora. Immaginate una giovane coppia che decide di comprare casa. La sceglie, la fa valutare e sulla base del valore, diciamo 90mila euro, chiede alla banca un mutuo trentennale. La banca concede il mutuo perfino senza interessi con una rata, diciamo, di 3000 euro l’anno. Ebbene, appena arriva il momento di pagare la prima rata, la giovane coppia si accorge di non aver guadagnato abbastanza dunque decide, autonomamente, di riconsiderare il valore della casa acquistata:non più 90mila ma 40mila euro. La rata, dunque, da pagare alla banca non è più da 3mila ma di mille euro.

Ecco è, all’incirca, questa la ‘creativa’ soluzione trovata dal governo Crocetta per ripianare i minori introiti del 2015. Peccato che questo sistema lo avessero già attuato per trenta o quaranta anni i suoi predecessori. E che proprio questo sistema, definito dalla stampa come ‘finanza creativa’ stia alla base di quelli che lui stesso, Rosario Crocetta, ha sempre considerato i ‘conti falsi’ della Sicilia ai quali ha sempre contrapposto la sua ‘operazione verità’.

Per mettere in pratica il ‘ritorno al passato’ il governo ha mandato i commissione (che lo ha approvato giovedì sera) il disegno di legge 1108 contenente un nuovo assestamento di bilancio. Dentro c’è il salvataggio di Riscossione Sicilia ma anche e soprattutto il riaccertamento straordinario dei residui attivi.

E’ proprio in questa parolina magica (riaccertamento straordinario dei residui attivi) che si nasconde l’operazione magagna. I residui attivi sono crediti che l’amministrazione vanta da vari soggetti, a iniziare dalle tasse, ma che non riesce ad incassare. Una parte di questi è inesigibile ovvero non può più essere riscossa perché sono scaduti i termini o non è più reperibile il debitore. Per legge questi soldi vanno cancellati dai bilanci. Per anni sono stati messi come voci in entrata senza mai incassarli ed hanno falsato i bilanci. Ora però si devono cancellare. L’effetto di quest’operazione sui conti è devastante e per questo può essere spalmato in trent’anni.

I residui attivi della Sicilia ammontano a 6 miliardi e 963 milioni 105.178 euro e 16 centesimi  e per pagarli la Regione deve accantonare poco più di 164 milioni di euro. Il riaccertamento stabilito con il disegno di legge 1108 abbatte i residui inesigibili a 3 miliardi 135 milioni 722.963 euro e 95 centesimi, praticamente il 45% circa di quanto stabilito col primo conteggio.

Delle due l’una: o la Regione ha sbagliato completamente in modo colpevole e grave il primo conteggio, e quei crediti invece sono esigibili, o si sta cercando di far passare per incassabili soldi che non arriveranno mai con un inevitabile grave indebitamento, fra due o tre anni, e con conseguenze che rischiano di essere devastanti.

Di fatto in questo modo la rata di accantonamento non è più di 164 milioni di euro l’anno ma scende a circa 59 milioni e già nel bilancio 2015 la Sicilia recupera 104 milioni, 524.098 euro e 80 centesimi. Il caso vuole che la cifra corrisponda esattamente al mancato introito Iva della Regione nel 2015 (in realtà anche questo è un artificio di bilancio visto che il mancato incasso rispetto alla previsione è più alto).

Con questo escamotage la Regione cancella fittiziamente 104 milioni di euro di buco nel suo bilancio corrente e, insieme ai tagli alla dirigenza e non solo a quella, trova il modo per consegnare alla Corte dei Conti un bilancio che ‘appare’ in pareggio per chiudere l’anno in corso.

Si innesca così una terribile reazione a catena: ha effetti sul bilancio di previsione 2016 che parte, formalmente, da zero e dunque può essere pareggiato col miliardo e 400 milioni previsto e richiesto a Roma, ma che si ritrovare con una differenza di cassa consistente (in passivo almeno di 104 milioni, ma probabilmente di una cifra più alta che si avvicinerà ai 500 milioni).

Dunque la Sicilia si prepara a chiudere un “bilancio virtuale” nel 2015. Per aprine uno altrettanto virtuale nel 2016 e così i conti sembreranno a posto. Fino al riaccertamente reale quando la polvere nascosta sotto il tappeto verrà nuovamente fuori e il non pagato in queste rate di accantonamento (due o tre, si vedrà) peserà di colpo su un solo anno. Ma a quel punto, probabilmente, toccherà ad altri far di conto e prendersi la responsabilità.

Ma nonostante la Commissione bilancio non abbia fatto una piega, dall’opposizione qualcuno sembra accorgersene. “Il governo Crocetta – dice il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone –  da un lato ha approvato un bilancio virtuale, di fatto congelando circa 500 milioni di una spesa già ridotta rispetto all’anno precedente. Dall’altro presenta una variazione di bilancio, che copre un maggiore disavanzo, dovuto al calo delle entrate. Un’operazione di mera ingegneria contabile, nei confronti della quale ci rimangono molti dubbi. Speriamo solo che tutto ciò non crei un ulteriore buco di bilancio. Questo é il risultato che si ascrive a Crocetta e al Partito democratico. Non mi pare che la Sicilia abbia tanto da gioire”.

Certo, esiste anche un’altra eventualità. Quella che possano essere corrette le cifre odierne e la Sicilia aver recuperato risorse importanti. Ma voi confermereste l’incarico ad un commercialista che lo scorso anno vi ha sbagliato tutti i conti facendovi pagare più del doppio delle tasse che dovevate effettivamente pagare e vi ha fatto trascorrere tutto l’anno senza un euro in tasca per saldare i conti per poi scoprire che non dovevate pagare?