“La Regione siciliana sta arrivando al default, non per responsabilità del governo Crocetta ma per trent’anni di cattiva gestione. Per evitare di rimanere prigioniero, il governatore dopo avere destrutturato il sistema, lavoro apprezzabile, adesso passi al secondo step quello della ricostruzione: predisponga un business plan di 4-5 punti su cui concentrare gli sforzi per lo sviluppo, affidandosi a gente esperta, competente e dai comportamenti etico-morali irreprensibili”.

Suona come un ultimatum, come la previsione nefasta di una novella Cassandra ma la cui profezia spaventa la dichiarazione di stamani di Antonello Montante. Il presidente di Confindustria in Sicilia e responsabile nazionale per la legalità affida ai giornalisti il suo pensiero.

“Il problema è molto serio – sostiene Montante – le imprese sono estremamente preoccupate e chi pensa ancora che tanto poi arriva l’aiuto dello Stato si sbaglia di grosso”.

Le affermazioni di Montante arrivano a poche ore dall’approvazione in giunta della finanziaria bis, una manovra da 290 milioni di euro che servirà soltanto a pagare gli stipendi ai forestali e al personale di enti e consorzi pubblici.

Si tratta di lavoratori che attendono anche da tre mesi lo stipendio per effetto di una precedente manovra che non ha passato il vaglio del Commissario dello Stato. Una ‘impugnativa che ha riguardato buona parte della legge di stabilità, col conseguente blocco della spesa per 570 milioni di euro, transitata nel fondo indisponibile a garanzia dei residui attivi, crediti inesigibili.

Solo la metà dei fondi bloccati dal commissario dello stato viene “recuperata” con l’attuale manovra e, di conseguenza, saltano tutti gli interventi previsti ad eccezione dell’ordinaria amministrazione.

Gli stipendi vanno pagati – precisa Montante per sgomberare il campo dalle probabile polemiche sulla volontà di Confindustria di chiedere licenziamenti – ma ora bisogna pensare a sostenere le imprese e le famiglie siciliane con politiche di sviluppo e di tagli agli sprechi”.

Una posizione sposata anche dai Comuni e dai sindacati anche se con visioni leggermente diverse della situazione. sul tavolo, infatti, c’è ancora il dl pagamenti ed il mutuo da un miliardo di euro che la Regione si prepara a contrarre per pagare proprio quanto le imprese attendono dalla pubblica amministrazione. un mutuo che, però, paralizzerà i contid ella Regione per i prossimi trent’anni costringendola a pagare rate mensili da 53 milioni di euro.