“La classe politica siciliana dimostra di essere totalmente inadeguata e senza un progetto strategico per il cambiamento e la rifondazione economica, culturale e sociale della nostra Isola”. E’ l’attacco di Cobas/Codir e Sadirs, i sindacati dei dipendenti regionali, che annunciano lo stato di agitazione dei dipendenti siciliani e il probabile sciopero dopo l’approvazione della legge di stabilità.

“La misura è ormai colma – dicono non si può pensare di continuare sul binario della demagogia e della demotivazione di tutto il personale. C’è bisogno di una seria riforma che parta dalla riclassificazione di tutto il personale, secondo un sistema moderno e rispondente alle reali necessità della funzionalità amministrativa e in cui tutti i lavoratori possano vedere riconosciuta la professionalità e i titoli posseduti”.

“Ancora una volta, ci troviamo ad assistere alla discussione all’Ars di una Legge di Stabilità in cui più che vedere il progetto strategico per lo sviluppo della Sicilia, si intravede il mercato delle vacche: unica differenza con il passato che le vacche da grasse sono diventate magre. Ma sempre di mercato delle vacche si tratta!”. Gli attacchi del sindacato non risparmiano il Commissario dello Stato: “In questo contesto indecoroso, una classe politica che si autodeleggittima continuamente trova unico argine nel Commissario dello Stato che finora ha tentato di difendere la Carta Costituzionale dai continui  attacchi di pirateria politica”.

“Siamo davanti a una sconcertante politica dei due forni – continuano i Cobas -, per tentare di sviare e fare dimenticare i loro privilegi all’opinione pubblica, i politici continuano  ad attaccare il personale regionale additandolo pubblicamente, ingiustamente, come responsabile dei misfatti di cui in realtà è la classe politica la reale artefice e responsabile”.

“E così che, mentre il governo nazionale – con una dura politica di rigore – mette in atto provvedimenti sul blocco dei contratti accompagnati però dallo sblocco dei pensionamenti con i requisiti pre-Fornero, invece all’ARS si è deciso di bloccare ancora il rinnovo dei contratti dei regionali (portando per alcuni contratti bloccati dal 2005 il blocco addirittura a dieci anni) ma pensando di non applicare le norme che avrebbero ridotto del 10% l’organico della dirigenza e del 5% l’organico non dirigenziale.

Contemporaneamente, mantengono tutti i loro privilegi, non recependo il decreto Monti che avrebbe ridotto le loro immeritate prebende. Hanno così ripiegato su un pannicello caldo che, di fatto, gli fa mantenere il loro status. Anzi, per raggirare  l’entrata in vigore della norma che non consentiva più di aprire contratti di portaborse dal primo gennaio del 2014, hanno fatto tutti (nessun partito o movimento escluso) la corsa ad assunzioni dirette di portaborse entro il 31 dicembre 2013 sempre a spese della collettività. In molti casi ogni parlamentare ha così 2,5 portaborse a testa!

Cobas/Codir e Sadirs  indicono subito lo stato di agitazione del personale per quello che definiscono “l’ennesimo grave scippo operato a danno dei lavoratori regionali e avvisano il governo che immediatamente dopo la sessione della legge di bilancio, se non dovesse seguire un’immediata azione politica finalizzata alla riforma del personale e allo ristabilimento della dignità economica, si attiverà una campagna di mobilitazione e di lotta sindacale senza precedenti per costringere tutta la politica a fare il proprio dovere e a creare le condizioni per fare funzionare la pubblica amministrazione secondo le esigenze di sviluppo e non secondo le necessità clientelari del politico e del governo di turno”.

mav