E’ il giorno (finalmente) di bilancio e finanziaria in giunta di governo. Dopo aver approvato il bilancio di previsione 2016 nella giornata di giovedì, oggi la giunta regionale di governo dovrebbe proseguire ed ultimare l’analisi della legge di stabilità regionale ovvero la finanziaria. La norma, domani, dovrebbe essere trasmessa alla Commissione bilancio che potrebbe avviare la trattazione e dare i termini per gli emendamenti proprio sotto Natale. L’idea è quella di poter inviare il documento alla trattazione dell’aula fra Natale e Capodanno anche se i deputati non ne sono certo contenti.

Tempi strettissimi ed ennesimo tour de force che porterà a nottate di lavori e a trappole notturne, a deputati che dormono sui banchi e non si accorgono di cosa passa loro sotto il naso. Esattamente ciò che lo scorso anno ci si era ripromessi di evitare di ripetere. Ma così stanno le cose, la scelta è fra maratone notturne o esercizio provvisorio e dunque il governo propende per la prima soluzione. Ma lo spartiacque è certamente rappresentato dagli eventi di oggi. Se la giunta non conclude i lavori e non trasmette il documento entro domani, la Commissione non potrà arrivare per tempo all’analisi della legge di stabilità che, peraltro, deve avere il parere tecnico di tutte le commissioni, ciascuna per le materie di propria competenza sulle quali la finanziaria legifererà.

Ma a prescindere dal ‘mostruoso’ ritardo la domanda di sempre resta in piedi: il governo dove prenderà i soldi per chiudere il bilancio. Del miliardo e 400 milioni richiesti non è ancora arrivato un solo euro. 900 milioni sono nel ‘Salva Sicilia’ ancora in discussione nella legge di stabilità nazionale, degli altri 500 non c’è traccia concreta.

La soluzione l’ha dettata, fra le righe, il sottosegretario Faraone in una intervista di sabato a BlogSicilia. Baccei metterà in bilancio queste somme ‘sulla parola’ perchè il governo mantiene i suoi impegni e si è impegnato a dare 1,4 miliardi.

In pratica l’assessore all’Economia redigerà un bilancio di entrate ‘presunte’ e non supportate da fatti ma nessuno lo impugnerà perché il Commissario dello Stato è stato esautorato e il Consiglio e Ministri smentirebbe se stesso e le sue promesse.

Con questa manovra la Sicilia si consegna a Roma e ai suoi capricci. Il ‘Salva Sicilia’ e i suoi 900 milioni, infatti, saranno condizionati ad alcune riforme e provvedimenti molti dei quali saranno già in questa finanziaria. I deputati non potranno che piegarsi a prescindere da qualsiasi valutazione sulle norme perchè se non si approvano gli orpelli non arrivano i fondi. Fra queste ci saranno i tagli ai dirigenti regionali. Norme perfino di buonsenso ma che si vuole applicare fuori da ogni previsione legislativa. In pratica il governo abolisce per legge quanto stabilito dal contratto di lavoro dei regionali sancito anch’esso per legge ma rafforzata da contrattazione.

Andiamo per ordine. La norma, corretta nell’idea iniziale, prevede di togliere le indennità ai dirigenti generali che hanno la qualifica ma non l’incarico e di abbattere le indennità a chi governa meno di 16 dipendenti (ma oggi questo limite potrebbe essere innalzato a 20). Idea corretta che abbatte privilegi assurdi. Ma quelle regole erano state messe per legge e contratto. Per abrogarle occorre la stessa procedura come più volte sancito dalle sentenze di Cassazione.

Non c’è il tempo (ne la voglia) di far contrattazione e dunque stangata per tutti in legge di stabilità finanziaria e poco importa se pioveranno ricorsi. E il taglio arriverà anche sulla ‘buona uscita’ ovvero il trattamento di fine rapporto. Mandando in pensione anticipata migliaia di regionali la Sicilia avrà le sue difficoltà a pagare la ‘liquidazione’ a tutti e quindi cambia in corsa il sistema di calcolo (suugli ultimi 5 anni anziché sull’ultimo anno di retribuzione). Altri ricorsi assicurati anche se, anche questa norma, è di buon senso. Ma come si può dire a chi ha accantonato per tutta la vita denaro sulla propria busta che adesso quel che gli spetta è meno di quanto ipoteticamente versato? Tutto per risparmiare solo 5 milioni di euro e reinvestirne una parte altrove (una piccola parte). Ma comunque un segnale che porterà ad un contenzioso consistente che dovrà affrontare chi verrà dopo.

Ma tutto questo e altro ancora servirà solo per garantirsi i 900 milioni del ‘Salva Sicilia’. e gli altri 500? “Arriveranno per via amministrativa ad aprile” dice Faraone. Dunque non più adesso ma fra quattro mesi, al primo step di assestamento nazionale. Ed ecco come Roma continuerà a tenere il guinzaglio corto a Crocetta. Aprile forse diventerà giugno come sempre avviene e i soldi saranno probabilmente deliberati a ridosso dell’estate.

Si prepara un altro anno di assestamenti, spostamenti, tagli  e di ricerca di far quadrare conti, magari con qualche altra azione creativa intorno ad ottobre prossimo.