E’ stato dichiarato ieri lo stato di crisi degli enti formativi aderenti alle associazioni datoriali Forma Sicilia e Cenfop “a causa dei ritardi nei pagamenti e nella mancata programmazione delle attività di settore“.

La decisione è scaturita dall’incontro tra le le associazioni degli enti gestori di formazione professionale FORMA Sicilia e CENFOP Sicilia e i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola.

Nella nota stampa in cui si annuncia lo stato di crisi, viene spiegato che “le parti hanno preso atto del grave rischio riguardante i livelli occupazionali degli enti aderenti, in relazione alla mancata emanazione degli indirizzi di programmazione ed al ritardo della promulgazione dei provvedimenti per la seconda annualità del “Piano Straordinario per il lavoro in Sicilia: Opportunità Giovani”, finanziato a valere del PAC, anche attraverso la riedizione di progetti già valutati positivamente e ritenuti utili ai fini occupazionali, o da altro atto di programmazione del Piano Formativo Regionale come previsto dalla normativa regionale vigente”.

I formatori puntano il dito contro “i cronici ritardi e disservizi causati dalla gestione amministrativa del Dipartimento Istruzione e Formazione Professionale inadeguato alla gestione anche delle normali procedure”.

FORMA Sicilia e CENFOP Sicilia denunciano inoltre la mancata attivazione delle misure di salvaguardia dei livelli occupazionali che ha provocato la fuoriuscita dal bacino occupazionale di oltre 2.000 addetti, “anche disapplicando le previsioni legislative regionali contenute in numerose leggi a partire dall’art. 2 L.R. n. 25/93”.

I dipendenti di Forma e Cenfop Sicilia chiedono dunque di poter accedere agli ammortizzatori e “solo in via residuale avviare procedure di riduzione del personale dipendente in esubero secondo le previsioni contrattuali e di legge”.

Un’ipotesi, quest’ultima, respinta fortemente dalle organizzazioni sindacali che invitano l’amministrazione regionale
all’emanazione tempestiva dei provvedimenti di programmazione per l’anno formativo 2014-2015. I sindacati stanno valutando l’apertura di un tavolo nazionale di crisi.