Un disegno di legge per far sì che tutti i dipendenti degli enti di formazione licenziati, in mobilità a zero ore o senza alcuna forma di sussidio, regolarmente iscritti nell’albo degli operatori, possano associarsi in cooperative e gestire in proprio il monte ore delle attività.

E’ l’iniziativa legislativa proposta in Aula, ieri sera, dal vice presidente vicario dell’Ars Antonio Venturino per fronteggiare in modo concreto la situazione di crisi che ha travolto la quasi totalità degli enti di formazione professionale siciliani, su cui si basava praticamente in esclusiva il sistema formativo convenzionato con la Regione.

“Una larga fascia di dipendenti del settore – spiega Venturino – da mesi è rimasta emarginata, senza stipendio né sussidio a causa della cessazione dell’attività dell’ente datore di lavoro. Una situazione che si protrae dal 2011 ed è diventata sempre più grave. La politica – aggiunge Venturino – deve farsi carico della tutela sia dei nuclei familiari, che traevano l’unica fonte di reddito dal lavoro nel settore, sia degli allievi, privi di strumenti di attuazione di quelle che sono definite dalla comunità europea “principali politiche attive del lavoro”.

“I tempi sono abbastanza stretti – prosegue Venturino – non possiamo più tergiversare perché il 30 novembre scadono i termini per l’approvazione del piano formativo. E’ certo che sia per i ritardi nella erogazione dei finanziamenti, sia per le difficoltà legate alla situazione contributiva (Durc), la maggior parte degli enti di formazione storici non sarà in grado di avviare tempestivamente i corsi del nuovo Prof e, probabilmente, parecchi enti no profit, unici soggetti legittimati – oltre ai soggetti pubblici – a ricevere finanziamenti a fondo perduto per l’attuazione del Prof, cesseranno l’attività, se non lo hanno già fatto”.

Con l’affidamento alle cooperative di lavoratori della gestione diretta delle attività si raggiunge l’obiettivo di mantenere l’obbligo di affidamento delle attività formative, finanziate dalla Regione, a soggetti sociali, così come ribadito dalla costante giurisprudenza amministrativa in applicazione della legge 24/76; nel contempo si tutelano gli operatori del bacino che hanno perso il lavoro e non hanno a causa delle oggettive difficoltà del bilancio regionale, appositi ammortizzatori sociali.