Sulla formazione professionale in Sicilia è guerra aperta tra governo e sindacati. Gli ‘affondi’, numerosi e ormai all’ordine del giorno, passano anche attraverso il web.
“Solo #Formazione in #Sicilia travolta da furia e cinismo #Crocetta e C. Tanta strumentalita’. Ancora blocco servizi, riforma e disperazione”

E’ solo l’ultimo dei numerosi tweet con cui Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl Sicilia, ha risposto nel pomeriggio alle ultime esternazioni del governatore sulla questione, a dir poco rovente.
Proprio oggi Crocetta ha definito la formazione professionale “un sistema quasi da voto di scambio”, illustrando “i disastri” del passato” ed encomiando i nuovi sistemi correttivi messi in opera dal suo governo.

Non ha esitato poi a buttarsi nella ennesima difesa a spada tratta di Nelli Scilabra, tuonando: “La vicenda della formazione, che dovrebbe essere una sorta di processo di Norimberga a una parte della politica siciliana, possa essere capziosamente trasformata in un attacco all’unico assessore che dal ’76 ha proposto una legge sulla formazione”.

Di tutt’altro avviso i sindacati e Bernava, che twitta ancora: “#Formazione #Sicilia #Scilabra poteva ottenere di piu’ prima e senza disastri sociali se ristrutturava settori piuttosto che eseguire ordini”, quasi a voler sottolineare una eccessiva sudditanza della giovane assessore nei confronti del governatore.

Twitta ancora Bernava: “Nella/sulla #Formazione in #Sicilia si fa solo politica. Ora come prima. Risultato e’ solo un disastro sociale senza precedenti x comunita’”.

Infine sul sistema, concetto tanto caro al governatore, il segretario della Cisl, puntualizza: “#Formazione #Sicilia: errore di #Crocetta e #Scilabra non e’ x aver distrutto vecchio sistema, ma e’ grave non aver saputo ricostruire nulla” e poi: ” #Crocetta e #Scilabra gioiscono x aver scardinato saccheggio #Formazione #Sicilia hanno solo “Bombardato” reso poveri migliaia di innocenti”.

Intanto, soltanto a Palermo, sono 2mila i lavoratori della Formazione professionale che stamanehanno manifestato in sit-in a piazza Pretoria. Molti di loro non ricevono lo stipendio da ben 27 mesi, altri lavorano – almeno sulla carta – per enti che non esistono più o ai quali è stato revocato l’accreditamento.